All’inizio c’è quella che io chiamo “la visione” (sorrido sempre quando la nomino: mi ricorda Bernadette Soubirous nella grotta).
La visione è semplice, un fotogramma: Annalisa, Dario e Fabio si rivedono dopo vent’anni.
La fase successiva è ‘vedere’ questi tre e metterli in una situazione di crisi e domandarsi cosa faranno. Se i tre amici finissero a letto insieme, cosa accadrebbe?
Ecco, il romanzo inizia da qui: un’immagine e una situazione di crisi. La crisi è importante: è la molla che farà muovere i personaggi. Dove ‘muovere’ potrebbe anche non indicare un movimento fisico, visibile, ma un movimento dell’anima, invisibile se non raccontato dalla penna dello scrittore.
Con il movimento, la storia cresce e ha il suo svolgimento e il dipanamento (la storia è un gomitolo di fili intrecciati) finale.
In mezzo c’è un mondo di possibilità: a volte nei romanzi, o racconti, accade poco, ci sono pochi eventi, ma ci possono essere tanti coinvolgimenti, tanti cambiamenti. Sta allo scrittore scoprirli. Si fanno muovere i personaggi e si vede cosa accade, come reagiscono agli eventi e come interagiscono. Tutto questo, però, non è già deciso all’inizio, non nasce dall’immaginazione, non è un film già girato.
C’è molto lavoro dietro una storia. La prima immagine (e la crisi conseguente) è importante, ma è solo l’inizio.
Marco Freccero oggi, in questo post, parla di manipolazione. Nomina anche le lezioni di Giuseppe Pontiggia che consiglio di ascoltare e che trovate qui.
“Manipolazione” richiama alla mente una visione (ancora!) di mani che impastano e modellano. La storia diventa creta e si modella finché non si mostra tutta intera, ben formata e ricca dei particolari giusti.

Non ho mai scritto un libro, solo brevi racconti senza pretese, ma penso che l’immagine iniziale sia fondamentale per chi invece scrive libri. Un’immagine dalla quale prende inizio tutto quanto e sulla quale dipanare la storia
Sempre molto interessante leggerti
Ciao, Patrizia