“Una versione sinfonica della più noiosa canzone di Natale di tutti i tempi, Little Drummer Boy, gocciolava da altoparlanti nascosti nella sala. Fuori dalle lastre di cristallo delle finestre il mattino era luminoso, ventoso e freddo. Un foglio di giornale si avvolgeva intorno a un parchimetro con erotica disperazione. I tendoni cigolavano e i paraspruzzi delle auto rabbrividivano.”
Le correzioni, Jonathan Franzen, pag. 510
“Si sbottonò i calzoni, tirò fuori quello straccetto che teneva nella mutande e pisciò in un barattolo di caffè Yuban.”
Le correzioni, Jonathan Franzen, pag. 490
Ho terminato ieri sera la lettura del romanzo di Franzen (Einaudi 2001, 599 pagine) e avrei potuto copiare molti paragrafi e frasi. Ho scelto queste sopra per mostrare l’accurata scelta dei vocaboli e l’ottimo lavoro di traduzione (il traduttore è Silvia Pareschi). Scrivere bene è arrivare il più possibile vicino a ciò che vogliamo dire, a ciò che abbiamo in mente. Scrivere è trasmettere al lettore ciò che si vede.
Franzen sa trasmettere. Continua a leggere
