Del terremoto

Anche stanotte il letto ha tremato.
Una scossa media (paragonata a quella di magnitudo 6 di domenica scorsa) ma che si è sentita bene, nel buio di una camera in cui avevo appena spento la luce dopo avere letto alcune pagine virtuali di Belli e dannati.
Una settimana di scosse. Il primo pensiero va alle persone che sono fuori casa, a chi la casa l’ha persa e a chi ha perso il lavoro di una vita, a chi non ha più lavoro da dare ai collaboratori.

In giro, ad esempio su facebook, leggo tanti post o status (di persone che non abitano nei luoghi dove c’è l’epicentro ma in zone limitrofe alla mia, quindi a 50 km) in cui si dice di kit di sopravvivenza pronti di fianco alla porta, di nottate passate sul divano accanto alla porta d’uscita e non in camera da letto, pronti a fuggire se dovesse arrivare una scossa potente come quella dell’altra domenica. Si narra di ore passate con le orecchie puntate agli scricchiolii degli armadi e occhi fissi sui lampadari.
Io ho sentito le scosse, ho pensato agli emiliani (anche se non sono nati qui ma abitano nelle zone colpite dal sisma), ma non ho avuto paura.
Mi sono chiesta da cosa dipenda, se io sono diversa dagli altri (che lo sia è indubbio: ogni essere umano è un capolavoro a sé), se non ho perso l’uso della ragione e sono troppo avventata. Continua a leggere