Dare vita al personaggio – Fabio De Santis

La prima cosa è il nome: Fabio mi è venuto subito e andava bene. Non sempre il nome che dai all’inizio è quello ‘buono’, ma questo lo è. Se posso, scelgo sempre nomi brevi e sono andata avanti per anni con Marco, Luca e Paolo.
Questo personaggio è un uomo carismatico, uno che non deve chiedere mai e Fabio si adatta bene.
Poi c’è stata la scelta del cognome: il tipo è raffinato, ricco e bazzica nella finanza. De Santis mi è parso adatto, salvo scoprire in seguito che Fabio De Santis esisteva davvero ed era un faccendiere.
Mi sono posta il problema di cambiare cognome a Fabio ma ormai era un anno e mezzo che lo conoscevo con quel nome e non ho avuto cuore di cambiarlo.
Bene. Abbiamo dato nome e cognome al nostro personaggio. Gli dobbiamo dare un lavoro e una famiglia.
Il mio Fabio De Santis è un milionario ma non era mia intenzione scrivere di personaggi ricchi e famosi. È capitato: mi serviva che il tizio in questione avesse un lavoro che lo portasse a muoversi spesso e che gli permettesse di spostarsi senza preavviso e senza doverlo comunicare a nessuno. È evidente che non poteva essere un operaio. Doveva essere un libero professionista e doveva essere ‘noto’ perché mi serviva anche un altro particolare.
In questo caso, ma forse sempre, questi sono particolari che si costruiscono.
Il romanzo è partito così, con una scena che mi sono immaginata, in cui ci sono tre persone che si ritrovano dopo tanti anni e trascorrono insieme tre giorni in un paese di mare.
I personaggi si sono adattati a questa storia (all’inizio).
Poi la storia si è adattata ai personaggi.

Fabio De Santis, quindi, è un milionario che lavora nella finanza, è un uomo raffinato e dal grande potere. Il lavoro lo fa viaggiare spesso e ha anche un ufficio, un buen retiro, in cui sta da solo e da cui può partire quando la storia lo richiede.
Ma Fabio ha anche una moglie che non è affatto secondaria. Una moglie che lui ama e che lo ama.
Ha tutto, quindi, il nostro amico?
Se avesse tutto, di cosa scriveremmo?
Anche Fabio, con tutti i suoi soldi e la sua vita felice, deve avere una mancanza.
La cosa che mi ha depistato all’inizio è questa faccenda del ‘milionario’. Non è facile evitare di cadere nel cliché del personaggio stronzo e presuntuoso che scavalca gli altri e non li ascolta.
Inoltre, all’inizio gli avevo dato una visione troppo accentuata su alcuni passaggi, una cosa che non era adatta a lui.
Fabio è stato il più difficile dei tre, quello che mi ha costretto a più riscritture.

Sto terminando la nonsoquantesima rilettura, limatura rifinitura e Fabio mi sembra davvero riuscito bene. Non è un cliché ma un personaggio con sufficienti difetti da causargli dei guai.
Una persona, insomma.

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