Solo io e il silenzio

appunti disordinati di Morena Fanti

Perché un racconto diventa un romanzo

2 commenti

Quando si scrive una storia (di solito) si intuisce fino dall’inizio se sarà un racconto o un romanzo. Se ne immagina lo sviluppo e la lunghezza, ma sappiamo che non è la lunghezza del testo a farne un romanzo. Allora, cos’è che determina questa differenza?
La storia stessa. Ci sono storie di breve respiro, che hanno bisogno di poca aria per esprimere ciò che sentono.

1- Andrea va a trovare Giulia che è a letto con la febbre. Parlano della scuola e decidono di andare a una festa appena Giulia starà meglio.

2- In una città del Maine accadono strane morti. Dopo molti anni, i ragazzini (di allora, e che ora sono adulti con varie professioni e residenti in diverse città dell’America, ognuno con famiglia e mostri nell’armadio) coinvolti (ma ancora non sappiamo come) decidono di tornare nella loro vecchia città per sconfiggere il mostro che è tornato.

Il primo esempio mi pare sia un racconto, ma il secondo è indubbio sia un romanzo.
Immagino che King fin dall’inizio sapesse che quello sarebbe stato un romanzo, e anche corposo. E lo sapeva perché la storia era complessa, i personaggi tanti (e di certo avrebbero generato tante sottostorie con ulteriori sviluppi) e con una storia interiore densa.
Se volessimo, una vicenda simile a IT potrebbe essere scritta in forma di racconto: due ragazzini vanno a giocare al fiume, arriva un mostro e se ne porta via uno. Il corpo non viene mai ritrovato e l’altro ragazzo vivrà una vita di incubi.
Ma sarebbe tutt’altra storia, no?
Trarre un racconto da un romanzo è possibile. Non sarà completo ma sarà solo una porzione della storia.

A me è successo il contrario: avevo in mente un racconto (si trattava in verità di una visione, un’immagine, una frase) e l’ho scritto per togliermelo dalla testa. Quattro pagine mi pare. Alla terza, uno dei personaggi, ha fatto una cosa inattesa. Lo so quello che state pensando e non starò a ribattere. Chi scrive, avrà capito cosa intendo.
Quindi, dopo avere fatto questa cosa (che mi ha aperto almeno una decina di porte davanti alla mente), sono andata avanti e ho scritto il finale come avevo pensato. Poi ho assimilato la potenzialità della vicenda e ho capito che non era un racconto ma un romanzo.
Mi sembrava quasi un film, tanto era pieno di suggestioni, di scene, di implicazioni  e coinvolgimenti. Questo mi ha fatto capire che il mio racconto poteva diventare un romanzo. Per questo ho iniziato la scrittura.
Ma la cosa non è stata immediata e nemmeno semplice: tra il dirlo e il farlo, come si sa, ci sono in mezzo diciotto mesi.

* questa è la nascita del mio romanzone, di cui ancora non svelerò il titolo. per ora il tag sarà ‘il mio romanzone’ per trovare tutti i post raggruppati. in seguito metterò il tag del titolo.
Il romanzo sarà autopubblicato con Narcissus, come detto qui. Sto lavorando al testo e un amico sta creando la copertina. Continuate a seguirci.

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Autore: morena fanti

Morena Fanti, dal 2001 pubblica in vari siti web. Ha collaborato al quindicinale La voce dell’Isola e alla rivista culturale Pentelite diretta da Salvo Zappulla. Ha collaborato anche al litblog Viadellebelledonne ed è stata fondatrice della rivista omonima. Suoi racconti sono presenti in varie antologie, tra cui Fobie (Ciesse edizioni, 2011). Ha pubblicato il libro Orfana di mia figlia (editore Il pozzo di Giacobbe, 2007). Ha pubblicato in ebook il suo primo romanzo La centesima finestra (Narcissus self-publishing, 2012). È tra gli autori di In territorio nemico (Minimum fax, 2013). È uscito in novembre 2013 un suo libro di racconti, autoprodotto, Un uomo mi ha chiamata Tesoro. Il suo blog è http://morenafanti.wordpress.com

2 thoughts on “Perché un racconto diventa un romanzo

  1. Sì, chi scrive ti ha capito benissimo! I personaggi dei miei racconti fanno sempre cose strane! :-D

  2. a chi mi dice che scrive e sa giàprima esattamente dove vuole andare a parare non gli credo….spesso mentre scrivi i personaggi ti portano con loro e tu ti adegui

    un sorriso

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