Si dice che uno scrittore scriva sempre della stessa cosa. Ognuno ha il suo modo d’intendere la vita, i miti da inseguire e i mostri che perseguitano le sue notti.
Quando penso ai mostri che perseguitano, mi viene sempre in mente Stephen King. Credo sia stato proprio questo che lo ha spinto alla scrittura: esplorare il mondo mostruoso che lo angosciava.
A me, invece, cosa angoscia? Cosa mi sta a cuore così tanto da doverne scrivere?
Ho analizzato ciò che ho scritto e ho capito alcune cose:
1. scrivo sempre testi ambientati nel contemporaneo [ se si esclude il (bello, a detta di alcuni) racconto Il pizzo non paga, che è ambientato nel futuro. Io amo immergermi nel presente e studiarne le nevrosi.
2. scrivo sempre, o quasi, testi in cui c’è almeno una coppia. Mi pare di potere affermare che scrivo di famiglia. La famiglia è una cosa che mi sta a cuore.
3. i rapporti personali, l’amore, l’amicizia, sono presenti quasi sempre.
4. i personaggi dei miei racconti, o romanzi, si mostrano diversi da come vengono recepiti da chi sta loro accanto: “siamo tutti sconosciuti” è un’altra delle cose che vorrei raccontare.
5. i personaggi, come le persone, sono sempre in fieri, mai uguali dall’inizio alla fine del testo. Se lo fossero, sarebbero, escono me, finti: l’essere umano è sempre in divenire. Tutti noi lo siamo.
Da queste considerazioni, mi pare che il mio tema, ciò che voglio scrivere, sia la realtà, la vita.
E voi? Di cosa scrivete?

Io scrivo di rapporti d’amicizia. Di solito nelle mie storie ci sono due amici o un padre e un figlio che sono amici e che si sostengono a vicenda o che non hanno un rapporto, ci sono persone che si ritrovano a essere amici e a poter confidare le loro angoscie e paure, ma lo faccio a modo mio. In modo non scontato, almeno è quello che mi dicono, poi non so. È da quando ho letto il primo libro di Stephen King che il tema si insinua sempre dentro di me. Il rapporto tra le persone. Parlo della novella “Il corpo” nella raccolta “Stagioni Diverse”. Se non l’hai letta ti consiglio di fare un salto in libreria: è un piccolo gioiello composto di 4 novelle. Parla di due grandi amici. Dove l’uno aiuta l’altro, che alla fine diventa scrittore
.
Ecco. Questo e Shining sono i libri di Stevie che non ho ancora letto e che mi riprometto di leggere.
Sì, avevo un po’ intuito ciò di cui scrivi, Giovanni
Io in genere scrivo d’amore e morte. Tragica?
No, è solo che mi piace scrivere gialli, ma ci infilo spesso anche una storia d’amore!
Io, Daniela, volevo scrivere thriller, ma ancora non ci riesco. Magari era solo un’idea bislacca e non ne scriverò mai uno. La morte è affascinante e io sono tentata di metterla nei miei testi. Cercherò di non metterla ovunque. L’amore, però, direi che potrebbe essere ovunque, nei vari modi in cui si può raccontare.
io scrivo dell’Inaspettato. È un tema che ritengo prepotente e fondamentale nella realtà che ci circonda, ho sempre mal sopportato la “prevedibilità” di ciò che ci viene passato per “normale”. Così, i miei sono testi pregni di mostri e inquietudini, ma anche di inattesi eventi che si rivelano, sotto lo strato di orrore che li riveste, un lato magico.
Un abbraccio!
Credo di scrivere dell’inaspettato io pure. Avevo in mente di scriverlo nel post ma non l’ho messo.
Per te, l’inaspettato sono mostri e inquietudini, per me è uno degli aspetti principali della vita. L’inatteso che cambia tutto in un attimo o in un gesto. Grazie
passa da noi allora e dicci se i nostri Inaspettati ti piacciono!
Diciamo che pure io mi infilo nel filone dell’inaspettato, come elemento della vita che scorre e poi arrivi a un punto che succede un qualcosa che non ti aspetti e da lì o reagisci o soccombi, ma in un romanzo o in un racconto i personaggi devono sempre reagire, bene o male, ma devono farlo, sennò crolla tutto
. Insomma, è un po’ scontato quello che ho detto, ma non me ne vogliate è la mia deformazione professionale che mi spinge a sottolineare anche l’ovvio
.