La regina Zabo è il capo assoluto della casa editrice del Taglione e il signor Malaussène, Benjamin per noi, per la sua allargata famiglia e per Belleville, di professione fa il capro espiatorio agli ordini della regina.
Avrete già capito che siamo nella trama fantasiosa e surreale di un romanzo di Daniel Pennac, La prosivendola. Un romanzo geniale, aggiungo.
La vicenda è leggermente sopra le righe ma Pennac la sa condurre con grande maestria e diventa una storia plausibile anche se poi Benjamin diventa un tiro al bersaglio per un pazzo e finisce in ospedale salvo poi tornare sano e salvo in seno (letteralmente) della sua amata Julie e della famiglia della quale è angelo protettore. Famiglia che definire strana è immediato: da Clara, l’adorata Clarinette, che ha appena partorito a Jérémy, colui che dà i nomi ai bambini che nascono e chiama il bambino di Clara “È Un Angelo” – proprio così e con le iniziali maiuscole – e terminando con Van Thien che viaggia con la piccola Verdun attaccata come fosse uno zaino.
Le storie di Pennac sono vere storie, non si possono abbandonare prima della fine anche se sai che sono pura invenzione e che sono cose impossibili ad accadere, perfino grottesche.
Il genio di Pennac è proprio questo: farti amare ciò che ad altri non perdoneresti.
D’altronde, uno scrittore che sa dire le cose in un modo così originale e forte da restare impresso per sempre, non può non (due non nella stessa frase!) essere apprezzato.
Ricordo ancora, dopo anni dalla lettura, una descrizione presente nella Fata Carabina (se non l’avete letto vi consiglio di farlo). Cito a memoria, non ho il libro qui ma è come se ci fosse. Nell’ufficio entra una segretaria alta e magra, ma dirlo così sarebbe banale e Pennac scrive: “era lunga come una giornata senza pane”.
Nella Prosivendola, invece, descrive i suoi fratelli pronti per presenziare al matrimonio della sorella: sono tirati a lucido, ben vestiti e pettinati. Ma Pennac non è mai banale e allora scrive: “il capello gomminato a specchio con la riga retta come la coscienza di un comunicando”. Embè.

E’ un libro che ho letto molto volentieri insieme a molti altri di Pennac. Ma preferisco ‘Fata carabina’
Anch’io ho preferito La fata carabina. Una vera delizia. Grazie Briciola