Scrivere può essere un impegno che si affronta d’istinto: si sente la spinta, si pensa una storia, si vede una scena, e tac! scatta la molla della scrittura.
Semplice, no?
Non proprio.
Se non ho le ‘spalle buone’ non reggerò il peso di una struttura composta, un intreccio di vite e un gruppo di personaggi. Se non ho messo alla prova le mie gambe non potrò sostenere il peso di tre famiglie, quattro bambini, tre libere professioni, due città, un aborto, un tradimento, due divorzi, una riconciliazione.
E come si formano queste ‘spalle buone’ adatte a reggere la struttura di un romanzo?
Scrivendo.
La scrittura va esercitata, testata, provata, collaudata.
Le parole si devono rafforzare, i termini devono diventare sostenuti, a volte perfino duri.
Per scrivere bisogna scrivere. [E non dirò che bisogna leggere, questo lo fate di già, no?]
Quindi: scrivere, scrivere, scrivere.
