Dove ‘normalità’ va tra virgolette perché ‘normale’ è una cosa che non esiste, in quanto ognuno ha la sua normalità.
La frase del titolo, però, in questo inizio di settimana dopo le feste natalizie, assume un significato preciso: torniamo alla vita vera, a quella che non si nutre di pranzi e cene, di dolci con i canditi e di pasta ripiena e brodi lussureggianti con capponi e tortellini. Sempre se tutto questo è avvenuto, visto che i consumi di cibo nelle settimane precedenti il Natale sono calati di un 20/30 per cento.
Anche se non abbiamo esagerato con il cibo, quello che connota i giorni di festa è un clima di stallo. Ed è questo che, a lungo andare, nuoce al mostro umore.
Alla fine abbiamo tutti questo desiderio di rimetterci in moto, di puntare la bussola e avanzare verso la nostra direzione, cosa che di solito facciamo il sette gennaio e che quest’anno abbiamo prorogato a oggi.
E allora andiamo.
Io sto già lavorando a due cose: un’intervista/articolo al titolare di un’agenzia letteraria e un testo che mi frulla in testa al quale non riesco a dare corpo.
Forse mi aiuterà la normalità. (una rima! vade retro). Ritento:
Confido nella ritrovata normalità per trovare la giusta ispirazione.
© Foto Morena Fanti – Sestola, 6 gennaio 2012


Dipende tutto dalla “normalità”, se è asfissiante con i suoi impegni e oneri o se ti permette gli automatismi che concedono libertà di usare la testa a tuo piacimento.
La tua normalità mi sembra altamente produttiva.
Sestola, eh? Nuoceva all’umore?
Un bacio di buon anno (ritardatario).
bello leggerti.
mi hai rasserenata.