Alcuni mesi fa il nostro dito è penetrato nella tastiera, ha spinto dei tasti, ha creato parole, frasi e periodi, e ha dato forma a un testo che, senza alcuna modestia, chiamiamo ‘romanzo’.
Prima di spingere sui tasti, prima di formare le parole e i paragrafi, ci siamo chiesti cosa sarebbe nato, se il pupo sarebbe diventato grande e bello: proprio come si faceva una volta, quando l’ecografia non era stata inventata, e non ci si chiedeva se sarebbe stato maschio o femmina ma si sperava solo che il bambino fosse sano.
Allora, perché ci preoccupiamo tanto del genere del nostro testo, fino a inventare definizioni fantasiose e che non significano nulla? Non sarebbe meglio preoccuparci della salute del nostro romanzo? Dovremmo chiederci se saprà reggersi sulle gambe, se potrà camminare da solo, se saprà parlare al lettore.
* riflessione suscitata da un quesito digitato da qualcuno su San Google: voglio scrivere un libro ma non so di che genere. Come dire: voglio sposarmi ma non so con chi. Mica è necessario sposarsi. E neppure scrivere.
Un regalo per voi
A volte il genere è importante. Ti indirizza, ma è chiaro che all’inizio è tutto indefinito. Io di solito la storia ce l’ho intesta tutta, quindi so collocarlo nel genere, ma spesso non serve a nulla perché poi tutto il lavoro di scrittura e revisione e mille altre cose ti fanno capire che ci sono spesso preoccupazioni inutili come pensare al genere anche perché potrebbe cambiare tutto o il testo potrebbe essere abbandonato
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credo che il furbo che ha fatto quella ricerca su google cercasse una sorta di risposta al “cosa si vende di più oggi?”
ma quello che mi fa più ridere (si fa per dire) che si usi il motore di ricerca come un oracolo… almeno una volta si cercavano risposte in fondo alle tazze del caffè, mi pare pure più romantico.
ma non mi stupirei che qualcuno digitasse “vorrei essere felice, come fare?”… ecco… intanto comincia con lo spegnere il pc, che mi par ti faccia solo male…
Ciao Socia!
ma non mi stupirei che qualcuno digitasse “vorrei essere felice, come fare?”…
Sarebbe un ottimo incipit per un testo
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Vai Giovanni,
visto che l idea è tua, se ti va, ti regalo il diritto di prelazione!
Mi piace scrivere senza pormi troppe domande, magari rimanendo stupìto
come davanti al mare
ma forse io sono avvantaggiato, perchè scrivo solo in forma “poetica”
Un saluto a Morena e a tutti bloggers
vincenzo
nella vita non ho fatto grandi cose
mi sono accontentato di essere felice
per quel poco che scrivo non ho mai pensato al genere, ma alcuni amici mi fanno notare (e sembrano anche molto infastiditi- non capisco il perché) che queste sono storie amarcord.
Ho cercato il significato del termine perché ogni volta me lo dimentico , m’arcord , mi ricordo;
quindi è male scrivere del passato?
Non penso mai al genere. Cerco sempre di scrivere qualcosa che sia efficace, di valore, interessante. A definire il genere ci penseranno i critici: qualcosa devono pur fare, o no?
Quando scrivo non penso al genere, è lui che viene da me secondo l’ispirazione del momento. La passione non ha regole, piuttosto ognuno di noi ha le sue inclinazioni e propende naturalmente per un determinato genere. Io adoro lo stile romantico e scrivo storie improntate sul sentimento, ma ciò non toglie che posso cimentarmi in altri generi, l’ho fatto e pare siano stati graditi, tutto dipende sempre dall’ispirazione che parla al cuore.
un saluto
annamaria
Quindi, se tutti non pensate al genere, perché i critici ne inventano sempre di nuovi, creando categorie e sottocategorie, nuovi mix dai nomi assurdi? E perché una persona che vuole scrivere non scrive e basta, ma cerca su google? Forse, come scrive Sonia, si interroga sul genere più vendibile e cerca di scrivere un prodotto commerciale. Ciò, secondo me, non depone a favore di quella scrittura.