Pantaloni bianchi – due

Prosegue da qui.
Dopo avere ricevuto il mio incipit, Marco Freccero ha proseguito così (in blu una modifica/aggiunta e in rosso la parte nuova):

Ho i pantaloni bianchi. Mai avuti pantaloni bianchi prima d’ora.
Sono belli, fanno luce sotto il sole e la gamba sembra più scura. Bel contrasto.
C’era un uomo davanti al bar e quando sono passata ha abbassato il giornale che stava leggendo e mi ha seguita con lo sguardo. Era uno sguardo che non faceva male. Allora mi sono voltata e lui mi ha sorriso.
Lucia dice che dal sorriso di un uomo puoi capire tante cose; io credo sia vero. L’uomo pensava a sua figlia ne sono sicura. Forse ha una figlia piccola e ha pensato che quando sarà grande e camminerà indossando pantaloni bianchi, gli uomini si gireranno per ammirarla.
Era un sorriso dolce.

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Pantaloni bianchi – uno

Ora che il gioco dei racconti a quattro mani è terminato e si può affermare la paternità dei racconti, inizio la pubblicazione/resoconto del racconto che Marco Freccero ha scritto insieme a me.
Per chi è curioso di conoscere il modus operandi, dirò che all’inizio non ne avevamo nessuno: non ci siamo consultati su che tipo di storia volevamo scrivere e non abbiamo preparato una lista di idee possibili. Io ho mandato qualche frase, un incipit scritto al momento, forse una cosa che avrei postato nel blog, Marco ha detto che gli piaceva e abbiamo proseguito. Continua a leggere

A quattro mani è meglio ma con cautela

Oggi, domani e domenica si votano i racconti a quattro mani sul blog di Remo Bassini. Questo è il quarto anno (che costanza) che partecipo a questa singolar tenzone e ho sempre avuto dei soci di scrittura con cui mi sono divertita a creare storie: Stefano Mina, Paolo Zardi, Sonia Sacrato.
Anche quest’anno, con Marco Freccero, è andata molto bene, e lo dico prima delle votazioni perché non è questo che importa. Continua a leggere

Tra racconti e romanzo

Chi scrive da un po’ di tempo, avrà al suo attivo un bel mazzo di racconti: diciamo trenta o quaranta.
Magari questi racconti sono stati letti da amici e parenti, o dai lettori di un blog, che li hanno giudicati “belli”, “interessanti”, “avvincenti”.
In testa ci ronza un’idea che ci sembra adatta per un romanzo; decidiamo quindi di scriverlo.
Che ci vuole? Abbiamo scritto trentasette racconti di cinque cartelle di media, che in totale fanno centottantacinque cartelle, in pratica già un romanzo. Continua a leggere

L’importanza della chiusa

Si evidenzia sempre l’importanza dell’incipit: con un buon incipit si cattura il lettore e si attrae l’editore, dicono tutti.
È vero: un inizio accattivante stimola la lettura. Se la storia prosegue bene, senza intoppi, e mantiene il ritmo fino in fondo, allora possiamo dire che abbiamo letto un bel romanzo.
Che delusione, però, dopo avere letto duecento pagine avvincenti, trovarci di fronte a un finale scialbo. Continua a leggere

Cosa volete che vi dica?

Il caldo aumenta, le giornate sono loffie – agosto è pur sempre agosto: il mese menzognero che promette e non mantiene, il mese in cui tutti sentono l’obbligo di divertirsi a oltranza – ma già si intravvede settembre, il nuovo inizio.
Se si vuole fare qualcosa occorre concentrarsi e preparare un piano di lavoro, altrimenti l’anno è già definito.
Finora ho lavorato bene, sono quasi soddisfatta: mi aspetterei di raccogliere qualche frutto, qualche grappolo di uva e due chili di fichi.
Ho spedito molte mail agli editori e risposte zero ma non sono ancora passati tanti mesi, solo sei o sette e per leggere, si sa, ci vuole tempo.
Nel frattempo non sono stata seduta ad aspettare ma ho quasi prodotto un libro di racconti – non una raccolta ma un insieme di racconti sviluppati con voci e stili diversi ma con lo stesso denominatore – e letto parecchio, oltre ad altre occupazioni che non hanno niente a che fare con i libri e che si chiamano vita. Continua a leggere

Asfalto e anguria – nono frammento

“Sono di passaggio, poche ore di questa follia urbana e già mi sento nevrotica, scusa se ti ho tagliato la strada ma mi sono disabituata a guidare in città”.
La squadro da capo a piedi: “Sei diversa! Hai perso la tua magrezza”.
“Da quando ho aperto la panetteria mangio tanti dolci. Ho appena comprato un’Ape e viaggio su e giù per il paese consegnando pacchetti di pane già dalle 5 del mattino”.
“E la tua passione per le analisi finanziarie?”
“Svanita. Il computer adesso lo uso solo per la posta, lo accendo dopo pranzo e mi ci addormento sempre sopra”.
Mi guarda come se mi vedesse solo ora: “Tu invece mi sembri smagrita, dieta ‘bikini’?”
“Ma no, è questo caldo che mi toglie la fame. Ma lo sai che vengo adesso da casa di Luigi?”
Alza le sopracciglia e chiede: “Ma pensa… come sta?” Continua a leggere

La voce narrante – la prima persona

Quando le storie iniziavano con “C’era una volta”, la voce narrante era già segnata, si seguiva quella e non c’erano problemi o dubbi. Era la voce di un narratore, un cantastorie che, invece di andare di piazza in piazza metteva su carta le parole che avrebbe pronunciato davanti alle folle. Il narratore era sempre presente e sapeva di avere un pubblico: “come vi ho detto poc’anzi”, “vi ricordate”, “prendete esempio da quanto narrato”. Continua a leggere

Asfalto e anguria – ottavo frammento

Ho ancora in bocca il sapore dolciastro dell’anguria, quando mi fermo in strada al semaforo rosso. La lunga fila di auto davanti a me e il caldo mi sfiancano. Ma ciò che mi fa rivoltare sul sedile è ripensare all’espressione di Luigi. Dopo l’incidente si è fatta ancora più cupa di quando Stefania gli aveva confessato l’aborto spontaneo e lo aveva piantato sulla soglia di casa sua.
Strofino il sudore dalla fronte col dorso della mano. L’attesa è interminabile. Sembra che il semaforo si sia bloccato sul rosso. Continua a leggere

Asfalto e anguria – settimo frammento

Rimango in silenzio, immobile di fronte al piatto con gli avanzi della fetta di anguria. Mantengo lo sguardo aggrappato a ogni seme di cocomero che vi galleggia. Luigi mi osserva mentre stuzzico i chicchi neri con l’unghia dell’indice.
“E Marco? Lui cosa vuole fare?” insiste.
Io chiudo gli occhi, sospiro profondamente e abbandono i polpastrelli sulla ceramica bagnata. Senza guardarlo, farfuglio: “Luigi, io…”
“…non gliel’hai ancora detto” completa lui. Continua a leggere

Asfalto e anguria – sesto frammento

Già, chi è Marco?
Mentre cerco una risposta per Luigi, ripenso a ieri sera: quando Marco mi ha salutata ho pensato che non l’avrei più sentito e, anche se avevo paura, una parte di me ha vibrato di sollievo.
“Marco è l’amico di Giò, quello che fa il sommelier al ristorante al porto, alla Scogliera… ricordi? Quello alto, con i capelli corti, a spazzola”. Lo incito con la mano. “Dai, devi ricordarlo. Sei anche uscito con noi una sera”. Continua a leggere

Cosa saresti disposto a fare per pubblicare?

Immagino che una domanda simile se la siano fatta in molti. Io l’ho pensata vedendo i vari movimenti in rete: scrittori – con o senza virgolette – che sono sempre presenti sui blog che contano, che commentano solo in certi blog e sono invisibili in altri, che lodano solo chi si deve lodare. Scrittori che si genuflettono e adorano, che pregano e supplicano – in vari modi: bisogna saper leggere, lo dissi – meglio di come fanno sui banchi di legno del Don del loro paese.
Cosa sarebbero disposti a fare questi personaggi di una commedia senza la fine? Continua a leggere