Solo io e il silenzio

appunti disordinati di Morena Fanti

La vita oscena

9 commenti

Raccogliere le idee per scrivere qualcosa su questo libro – che non è un romanzo, sia chiaro – è difficile. In pratica non so cosa dire, ecco il punto. L’ho scritto qualche giorno fa: avevo il sentore che non mi sarebbe piaciuto e ho avuto la conferma.
Intanto, come ho detto, non è un romanzo e non contiene una storia. Io non la vedo.

Vedo solo un inizio buono, qualche pagina qua e là di ottima scrittura. E poi? La seconda parte è tutto un viaggiare per andare a casa di una prostituta, da una sadomaso, da una coppia che ama farlo in tre, poi una coppia omo, poi un trans e poi non ricordo, e ci sono buchi da tutte le parti e gente che si gira e cambia posizione, lui paga e va a un altro indirizzo. Ecco, tutti questi viaggi mi ricordano ciò che scrisse Umberto Eco in quella sua “bustina di minerva” su come riconoscere un film pornografico – la trovate in coda al post – e li trovo noiosi. Avrei preferito un approfondimento del personaggio e del tema “dolore come riscatto e rinascita”.
Se è davvero un libro autobiografico Aldo Nove l’ha scritto per se stesso e non per noi. O forse è un’operazione commerciale.
Ho letto qualche commento in giro e ci sono persone che affermano che è libro doloroso. A me non ha causato nulla, se non un po’ di noia nella seconda parte.
La scrittura della prima parte è bella e attrae. Però non posso comprare un libro solo perché ha qualche pagina di buona scrittura.
Vorrei anche una fottuta storia, non solo masturbazioni mentali.

Per fortuna non l’ho comprato, altrimenti mi sarei arrabbiata per i 15,50 euro spesi male.
***

 

COME RICONOSCERE UN FILM PORNO – di Umberto Eco

Non so se vi sarà mai accaduto di vedere un film pornografico. Non intendo film che contengano elementi di erotismo, sia pure oltraggioso per molti, come per esempio Ultimo Tango a Parigi. Intendo film pornografici, il cui vero e unico fine è di sollecitare il desiderio dello spettatore, dal principio alla fine, e in modo che, pur di sollecitare questo desiderio con immagini di accoppiamenti vari e variabili, il resto conti meno che niente.
Molte volte i magistrati debbono decidere se un film sia puramente pornografico o se abbia valore artistico. Non sono di coloro che ritengono che il valore artistico assolva tutto, e talora opere d’arte autentiche sono state più pericolose, per la fede, i costumi, le opinioni correnti, che non opere di minor valore. Inoltre ritengo che adulti consenzienti abbiano il diritto di consumare materiale pornografico, almeno in mancanza di meglio. Ma ammetto che talora in tribunale si debba decidere se un film è stato prodotto allo scopo di esprimere certi concetti o ideali estetici (sia pure per mezzo di scene che offendono il comune senso del pudore), o se è stato fatto al solo e unico scopo di sollecitare gli istinti dello spettatore.
Ebbene, c’è un criterio per decidere se un film è pornografico o no, ed è basato sul calcolo dei tempi morti. Un grande capolavoro del cinema di tutti i tempi, Ombre Rosse, si svolge sempre e unicamente (salvo l’inizio, bravi intervalli e il finale) su una diligenza. Ma senza questo viaggio il film non avrebbe senso. L’avventura di Antonioni è fatto unicamente di tempi morti: la gente va, viene, parla, si perde e si ritrova, senza che nulla accada. Ci può piacere o no, ma vuole dirci esattamente questo.
Un film pornografico invece, per giustificare il biglietto di ingresso o l’acquisto della videocassetta, ci dice che alcune persone si accoppiano sessualmente, uomini e donne, uomini con uomini, donne con donne, donne con cani o cavalli (faccio notare che non esistono film pornografici in cui uomini si accoppiano con cavalle e cagne: perché?). E questo andrebbe ancora bene: ma esso è pieno di tempi morti.
Se Gilberto per violentare Gilberta, deve andare da piazza Cordusio a corso Buenos Aires, il film vi mostra Gilberto, in macchina, semaforo per semaforo, che compie tutto il tragitto.
I film pornografici sono pieni di gente che sale in macchina e guida per chilometri, di coppie che perdono un tempo incredibile per registrarsi negli alberghi, di signori che passano minuti e minuti in ascensore prima di salire in camera, di ragazze che sorbiscono liquori diversi e si gingillano con magliette e merletti prima di confessarsi a vicenda che preferiscono Saffo a Don Giovanni. Detto alla buona e volgarmente, nei film pornografici, prima di vedersi una sana scopata occorre sorbirsi uno spot dell’assessorato ai trasporti.
Le ragioni sono ovvie. Un film in cui Gilberto violentasse sempre Gilberta, davanti, di dietro e di fianco, non sarebbe sostenibile. Né fisicamente per gli attori, né economicamente per il produttore. E non lo sarebbe psicologicamente per lo spettatore: perché la trasgressione abbia successo occorre che si disegni su uno sfondo di normalità. Rappresentare la normalità è una delle cose più difficili per qualsiasi artista – mentre rappresentare la deviazione, il delitto, lo stupro, la tortura, è facilissimo.
Pertanto il film pornografico deve rappresentare la normalità – essenziale perché possa acquistare interesse la trasgressione – nel modo in cui ciascun spettatore la concepisce. Pertanto se Gilberto deve prendere l’autobus e andare da A a B, si vedrà Gilberto che prende l’autobus e l’autobus che va da A a B.
Questo irrita sovente gli spettatori, perché essi vorrebbero che ci fossero sempre scene innominabili. Ma si tratta di una illusione. Essi non sosterrebbero un’ora e mezzo di scene innominabili. Quindi i tempi morti sono essenziali.
Ripeto dunque. Entrate in una sala cinematografica. Se per andare da A a B i protagonisti ci mettono più di quanto desiderereste, questo significa che il film è pornografico. (1989)

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Autore: morena fanti

Morena Fanti, dal 2001 pubblica in vari siti web. Ha collaborato al quindicinale La voce dell’Isola e alla rivista culturale Pentelite diretta da Salvo Zappulla. Ha collaborato anche al litblog Viadellebelledonne ed è stata fondatrice della rivista omonima. Suoi racconti sono presenti in varie antologie, tra cui Fobie (Ciesse edizioni, 2011). Ha pubblicato il libro Orfana di mia figlia (editore Il pozzo di Giacobbe, 2007). Ha pubblicato in ebook il suo primo romanzo La centesima finestra (Narcissus self-publishing, 2012). È tra gli autori di In territorio nemico (Minimum fax, 2013). È uscito in novembre 2013 un suo libro di racconti, autoprodotto, Un uomo mi ha chiamata Tesoro. Il suo blog è http://morenafanti.wordpress.com

9 thoughts on “La vita oscena

  1. Questa ‘bustina’ di Eco mi fa sempre ridere. E meno male

  2. e per fortuna che Eco ci fa ridere su ste cose!
    più che un lettore quel libro che hai letto ha bisogno di un vigile urbano che ne diriga il traffico…
    insomma. libro utile se si ha un tavolino con una zampa un poco più corta.

  3. Ciao Morena, la bustina di Eco mi sembra lucida e lungimirante.
    Soprattutto nel finale quando dice che gli spettatori (o lettori, per citare la tua recensione) di quelle “storie” spesso si irritano nell’attesa dei cosidetti tempi morti mentre in realtà non riuscirebbero a sostenere un ora e mezza, o centocinquanta pagine, di scopate e via dicendo, quella dell’irritazione è appunto un illusione. Per dirla con le parole di uno psiocologo che studia anche stè faccende, in realtà quell’irritazione alimenta la loro “distonia”, si nutrono attraverso quel processo. Lo stesso accade nella vita a volte, c’è quello che dice.. a me capitano sempre le puttane, e quella che dice.. ma perchè incontro sempre e solo degli stronzi? In realtà stanno cercando proprio e solo quello, si illudono e si raccontano trattasi solo di un incidente di un incidente di percorso.
    Insomma scegliere certe letture equivale in qualche modo a quello che si sceglie anche nei rapporti, come dice qualcuno, la scrittura e la lettura sono a volte specchio del vissuto.

    un caro saluto!

    ps. arrivo qua perchè ho saputo del “concorso” di racconti, mi pare di capire che a differenza di altri posti qui possono votare tutti, se ho inteso bene magari verrò a scrivere qualche mia opinione, così, per il gusto di farlo; ho un debole per gli spazi che non impongono restrizioni, e non c’è nessun doppio senso! ; )

    • Grazie Luciano. È vero che c’è chi incontra sempre e solo uomini (o donne) dello stesso ‘tipo’, e succede perché inconsciamente cerca quel tipo di persone e manda messaggi positivi verso loro.

      Venendo al gioco degli incipit: sei benvenuto, come tutti, nei commenti. Non vorrei, però, che ci fosse una votazione. Preferirei che commentassimo i racconti, esprimendo il nostro parere. Non vogliamo fare classifiche ma divertirci.
      Gli spazi liberi piacciono a tutti ; )

      • Cara Morena, ti garantisco che non mi è mai passata per la testa l’idea di valutare un racconto con un voto o roba del genere, non ho davvero i titoli per farlo e poi non mi interessa, mi piaceva come stai organizzando questo gioco proprio perchè nasce nello spirito del gioco.

        Poi ti svelo un segreto, forse nei miei commenti appaio più serioso di quanto sono, in realtà sono orgogliosamente membro della Beneamata Confraternita Dei Cazzari. Siamo aperti a nuovi arrivi e partecipazioni, ma la selezione è abbastanza dura, si accettano solo cazzari che operano per il gusto del giocare, quelli di professione li lasciamo ai loro incarichi di rilievo nazionale! ; )
        e buon divertimento..

  4. ehm… anche se questo commento è un po’ out of topic credo che da quando Umberto Eco ha scritto questa bustina, le caratteristiche dei film porno siano cambiate… non sono un esperto, ma direi che il criterio dei tempi morti risulta quantomeno anacronistico… ;)

    • Paolo, per non essere esperto di questi film mi pari assai informato ;)
      Certo, il pezzo di Eco è del 1989… immagino che siano stati fatti passi da gigante anche per Gilberta e Gilberto…

  5. Ciao, a me la vita oscena è piaciuto, l’ho trovato una coinvolgente discesa negli inferi, la via dionisica alla saggezza, ma probabilmente è una percezione soggettiva, tecnicamente non è porno, anche se la pornografia assume un ruolo fondamentale nella vita del protagonista, perché il sesso non è raccontato nei suoi aspetti libidinosi, ma in quelli piú grotteschi, forse è pornografico in senso echiano, ma non è necessariamente un demerito.

  6. Ciao Barabba, l’abbinamento con il pezzo di Eco mi è venuto solo in relazione agli spostamenti che il protagonista fa per andare da uno all’altro, non perché a mio parere il libro sia poronografico. Questo non lo credo.
    L’unica critica che ho fatto è che la seconda parte del libro mi sembra inadeguata alla prima e avrei voluto (ma è sempre e solo il mio parere e non significa nulla se non per me) leggere altro, non solo questo resoconto di cui, comunque, capisco il senso.
    La prima parte del libro è molto bella e la scrittura di Nove è affascinante. Però resta, secondo me, incompiuto. Visto il tema e le vicende narrate mi pare che si fermi troppo in superficie.
    Grazie di aver ampliato il discorso.

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