Solo io e il silenzio

appunti disordinati di Morena Fanti

Scrivere un romanzo in 100 giorni

11 commenti

Scrivere un romanzo in 100 giorni
Morgan Palmas

Marco Valerio Editore, 2009
pp.241, euro 15,00

 

 

 

Come si scrive un romanzo? Ma anche tanti appunti su come si scrive tout court: nel libro di Morgan Palmas troviamo le indicazioni su come usare le figure retoriche, ma anche su come destreggiarci nella punteggiatura e sull’importanza del verbo giusto al momento giusto.
Questo manuale di scrittura ci suggerisce che scrivere, pur essendo tra i desideri di molti, non è lavoro facile e ci ricorda l’importanza delle lezioni di grammatica che abbiamo appreso a scuola.
Ma non è tutto qui. Per scrivere un romanzo ci vuole ben altro e Palmas ci fa un resoconto completo: dalla griglia alle schede personaggio, dalle microtematiche alla combinazione tra fabula e intreccio, sono tante le cose da considerare e da organizzare per avviarsi alla stesura di un romanzo. Le lezioni sono essenziali e comprensibili; l’autore va diritto al punto e spiega ciò che è utile sapere e ciò che bisogna ricordare per avvicinarci alla costruzione di un romanzo. Il linguaggio è lo strumento che Morgan Palmas usa per spiegare le lezioni che lui stesso ha elaborato durante la scrittura, e il linguaggio è una delle armi che ogni futuro scrittore deve affinare per portare a termine il proprio romanzo.
Ogni manuale deve fornire indicazioni e stimoli alla riflessione. Il metodo spiegato da Morgan Palmas, come scrive lo stesso autore, è il suo metodo, quello che lui stesso ha elaborato durante il suo percorso di scrittura e, naturalmente, non può essere lo stesso percorso di tutti. Ciò che l’autore sottolinea è che poi ognuno maturerà il proprio metodo e affinerà gli strumenti per arrivare a risultati sempre migliori.
Il libro è nato da una sfida lanciata sul web: è possibile scrivere un romanzo in 100 giorni? Sì, se usi metodo e se conosci bene la materia e le tecniche, è la teoria di Morgan Palmas. Le lezioni sono state seguite per mesi da un numero sempre crescente di navigatori amanti della scrittura e ora sono diventate un libro comodo e molto utile da consultare in ogni momento, anche quando sembra perdersi la motivazione. Se ciò accadesse, Morgan Palmas, dalle pagine del volume, ci rammenta: “Chiudete gli occhi per un attimo, immaginate il vostro romanzo in forma definitiva, lo avete tra le mani, sentite l’odore della carta, ora guardate la prima pagina, bene, lì è stampato il vostro nome e cognome. Tenetevi questo sogno stretto finché non lo otterrete e il vostro impegno sarà ripagato”.

Morena Fanti
4 febbraio 2010
 
* per chi desidera saperne di più, questo è il blog di Morgan Palmas
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Autore: morena fanti

Morena Fanti, dal 2001 pubblica in vari siti web. Ha collaborato al quindicinale La voce dell’Isola e alla rivista culturale Pentelite diretta da Salvo Zappulla. Ha collaborato anche al litblog Viadellebelledonne ed è stata fondatrice della rivista omonima. Suoi racconti sono presenti in varie antologie, tra cui Fobie (Ciesse edizioni, 2011). Ha pubblicato il libro Orfana di mia figlia (editore Il pozzo di Giacobbe, 2007). Ha pubblicato in ebook il suo primo romanzo La centesima finestra (Narcissus self-publishing, 2012). È tra gli autori di In territorio nemico (Minimum fax, 2013). È uscito in novembre 2013 un suo libro di racconti, autoprodotto, Un uomo mi ha chiamata Tesoro. Il suo blog è http://morenafanti.wordpress.com

11 thoughts on “Scrivere un romanzo in 100 giorni

  1. Pingback: Scrivere un romanzo in 100 giorni « Solo io e il silenzio

  2. Morena, come spesso accade scrivi (molto bene) delle interessantissime presentazioni.
    Ho sempre pensato che scrivere fosse un mestiere duro e molto serio e che la tecnica, la conoscenza del linguaggio fossero determinanti per poter far nascere qualcosa di buono; proprio per questo motivo quando qualcuno generosamente mi lusinga per qualche simpatico racconto mi tiro sempre indietro, non per falsa modestia ma perché conscio di quelle che sono le mie reali capacità e delle enormi difficoltà che incontro proprio per mancanza di “fondamentali”

    p.s. comunque se a qualcuno piace quello che scrivo può benissimo continuare a ricoprirmi di complimenti, il mio ego ne gioirà comunque… basta imparare a mentire a se stessi, non è poi così difficile :-)

  3. UH! Un libro web che diventa di carta. Succede qualche volta. Complimenti al professore! (lo chiamavi così?)

  4. continuo a pensare che sia meglio scrivere cose “forti” con poca tecnica, piuttosto che cose”deboli” tecnicamente perfette.
    è l’idea quella che fa interessante un’opera, poi la tecnica eventualmente la farà diventare immortale
    è per questo che io non pubblicherò mai nulla…..
    bacioni alla mia “compagna di merènde” a base di accènti acuti e gravi

  5. Penso sia fondamentale il contenuto, ma se la tecnica manca anche il contenuto rischia di scadere… pensate ad una buona ricetta dove si sbagliano gli ingredienti… resta l’idea (magari apprezzata), ma il gusto poi è vomitevole…

  6. Mi permetto di lasciarti qui un piccolo “divertissement” scritto parecchi anni fa, e che faceva parte di una serie di sciocchezze cosmiche…ovviamente riferite a me stessa.

    L’occupazione che si addice meglio al “fallito ambizioso” è senza dubbio quella dello scrittore. Si tratta di una delle professioni più facili da intraprendere: non sono richiesti titoli di studio, concorsi o apprendistato. Del resto, tutti coloro che al liceo potevano vantare la media del sette nel tema d’italiano, e in seguito non hanno mai avuto difficoltà nel redigere il testo appropriato di un telegramma di felicitazioni o condoglianze, hanno, prima o poi, cullato nel proprio intimo la convinzione di essere potenziali “scrittori”. Tale convinzione si è rafforzata in seguito con un paio di puntate in libreria, e una rapida scorsa ai titoli e agli autori delle innumerevoli opere contemporanee accatastate (e invendute) sugli scaffali.

    A questo punto il nostro aspirante fallito- scrittore, deve essere avvertito che qualsiasi opera incomincerà a scrivere:
    1. non riuscirà probabilmente a portarla a termine (il “fallito letterato” viene colto dal blocco dello scrittore più o meno dopo i primi due capitoli)
    2. se dovesse avventurosamente concluderla, nessuno accetterà di pubblicarla perché si tratta di un’opera prima e non dà garanzie (come si farà a pubblicare il secondo libro se nessuno è disposto a dare alle stampe il precedente? La questione è di lana caprina: se si può vantare una certa notorietà in settori come lo spettacolo, il giornalismo, lo sport o l’ambiente carcerario, qualsiasi editore affronterà il rischio a braccia aperte; ma evidentemente non è il nostro caso)
    3. se poi riuscirà a pubblicarlo -con tutta probabilità a proprie spese- ne venderà mediamente 200 copie: quelle che lui stesso avrà acquistato per farne dono ad amici e parenti (i quali non raggiungono mai la cinquantina), e di conseguenza, ne conserverà la gran parte a casa sua, intonse e impolverate
    4. e se infine dovesse inopinatamente venderne un numero di copie sufficiente ad incuriosire un critico letterario alla ricerca di nuovi talenti, sarà da questi stroncato e ridicolizzato a tal punto da fargli perdere la voglia di scrivere in futuro qualsiasi cosa che non sia la lista della spesa.

    • molto ‘gustoso’, Maggie. Grazie.

      Certe volte penso che sia difficile anche scrivere la lista della spesa. Una lista fatta ‘bene’ intendo, con le cose che servono davvero. E poi, dopo tanta fatica, magari la dimentico a casa e allora tocca inventare…

  7. ma in questo caso si parla di mercato. Un conto è la scrittura di un libro, altra cosa è la sua vendita. Se i libri fossero gratis e non garantissero guadagno, nè per chi scrive nè per chi li vende, ci sarebbe ancora chi perde tempo a scrivere? secondo me sì.

  8. Il mio blog è la prova provata!!!

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