Una frase forte. Con una frase così si può sciogliere all’improvviso qualsiasi bella compagnia. Perché la morte fa scappare; la morte ci fa ritirare e prendere le distanze da chi la nomina ma anche da chi la evoca o la ricorda per qualche avvenimento della sua vita.
Eppure la morte è una componente della Vita, una componente importante e necessaria, non meno di quanto l’ombra sia necessaria per vedere la luce.
Però a nessuno piace parlarne. Eppure, in letteratura, uno dei temi che più attira i lettori è proprio questo. Dai romanzi con omicidi, ai saggi sulla morte e sui serial killer, dagli articoli di giornale, dove la morte è spesso presente passiamo agilmente leggendo con attenzione a volte morbosa.
Perché è anche affascinante la morte. La sua contrapposizione alla luce, il suo arrivare all’improvviso, la sua violenza nello strapparci ogni cosa, quel suo alitare fetido ma con lo sguardo bruciante, il suo alone di mistero, tutto contribuisce a renderla interessante.
Ma. Tutto ciò finché si parla della morte altrui, oppure dell’invenzione di uno scrittore, o della cronaca nera di una città che si pensa malata ma solo in certi punti e mai nei punti vicino a casa nostra.
Se il cerchio si stringe e la morte arriva a spargere la sua polvere puzzolente e infila il coltello tra le pieghe del tessuto che ci ricopre, allora diventa ostile e cerchiamo di fuggirla.
Ma non si può fuggire alla morte. E non si può evitarla fingendo che non esista. Se parlo di morte sono una persona triste, così penserà chi mi sta leggendo. Se parlassi di morte in una conversazione verrei subito scansata.
Perché?
Non parlare delle cose le fa scomparire? Aiuta a risolverle?
Non è forse la mancanza di informazioni che può causare timori e ansie che si autoalimentano e diventano insormontabili?
In apertura al post trovate la copertina – i disegni, molto belli, sono di Pietro Grandi – di un opuscolo sul lutto e sulla sua elaborazione. Alla sua realizzazione ho collaborato anch’io, insieme a Adriana Di Salvo, psicologa molto attenta alle problematiche del lutto, a Leo Dottori, responsabile dei gruppi A.M.A. di Bologna e a Chiara Paesano, psicologa. Uno dei motivi per cui ho accettato di fare parte di questo progetto è ciò che ho detto sopra: informare.
Essere a conoscenza delle cose è il primo passo verso la risoluzione dei problemi. Sapere che ci sono possibilità, e conoscere quali sono può aiutare nelle scelte e nelle decisioni che prenderemo.
Cosa ne pensate? Siete d’accordo con me?
… se non siete fuggiti appena letto il titolo…






Per come la vedo io la morte è solo un cambiamento di stato quindi il problema non sussiste.
Non sono fuggita appena letto il titolo…
Spero di riuscire a tornare (se non muoio prima, s’intende! )
Non sono fuggita, anzi l’argomento mi affascina.
).
Sant’Agostino parla in maniera soave dell’altra vita, io stessa sento molto vicini i miei cari che ormai non sono più e, quando sono stata anch’io vicina a varcare la fatidica soglia, mi sono comportata come se niente fosse (e intanto sono ancora qui a parlarne…
Ho già detto altrove che in questo sono stata molto fortunata: la mia nonna paterna, che abitava con noi quando io ero bambina, teneva bene in mostra le foto dei suoi cari passati a miglior vita; così io sono cresciuta sentendo vicini, ed amando, quei parenti che non avevo avuto modo di conoscere e non ho mai dubitato che anche loro mi amassero.
Leggerò volentieri il tuo libro: voglio proprio vedere se mi ci rispecchio!
Eccomi. Diceva Epicuro, parlando della morte, che non la temeva affatto, perché “Se ci sono io, non c’è la morte, se c’è la morte non ci sono io”.
Eppure, nessuno vuole parlare di morte, quasi che il non parlarne potesse essere un modo per sconfiggerla, più che per esorcizzarne la paura.
Tempo fa scrissi un post con alcune mie riflessioni sull’argomento, e mi fu chiesto di oscurarlo, le persone non ce la facevano più neanche ad aprirlo il mio blog e vedersi davanti quell’immagine, leggere quella parola.
L’ho oscurato, fino a che non è stato ricoperto da altri articoli, ma su una questione quanto accaduto mi ha fatto riflettere: aveva ragione Epicuro, sono i vivi a soffrire la morte. Solo loro possono.
Si muore ogni giorno, attraverso le “piccole morti”: una gioia, una sofferenza, l’indicibile nulla dell’orgasmo sessuale, una ferita alla nostra identità, i minuscoli e grandi dolori quotidiani, un improvviso (o previsto) lutto annichilente – possono farci comprendere quanto siamo coinvolti con questo misero fardello chiamato “io”. Se sperimentiamo consapevolmente e profondamente ciò, può capitarci, in rari momenti benedetti, di percepire qualcosa che è aldilà della nostra mente, delle nostre emozioni, del nostro stesso corpo. Generalmente si pronuncia un nome per tale scoperta: anima. Ma il nome non conta molto, spesso è anche fuorviante.
E questo “allenamento” – un frammentato percorso nelle “piccole morti” -, ci può far sperare di “esserci” quando arriverà la morte del corpo e della mente, quando perderemo perfino il tempo, al quale siamo così affezionati; e forse potremo scoprire con grande meraviglia e beatitudine, se ciò non è avvenuto prima, che non c’era nulla da perdere.
*
Ringrazio tanto Morena, e grazie ai “compagni di schermo”.
Diemme, Epicuro era un grande saggio ma ci prendeva anche in giro. Quello che fa paura non è la morte ma la strada che conduce ad essa. Quindi, è della morte che abbiamo paura o della sofferenza?
Io della sofferenza, ma quella si trova anche su altre strade, non è esclusiva di quella che ci conduce alla Fine.
(Pan, è sempre un grande piacere leggerti, oramai sei una primula rossa!)
Grazie a tutti. I vostri pensieri sono importanti e dimostrano che si può sempre tentare. E anche che gli argomenti che sembrano ‘difficili’ non vi spaventano
Questo post, come tutti gli altri, si è copiato da solo su facebook. E anche lì ha avuto tante risposte ed è stato letto con molto interesse. Questo significa qualcosa, credo.
Ma dite pure voi. Vi lascio campo libero.
Parlare della morte è un po’ come sdrammatizzare un evento che viviamo male, forse perchè si ha paura di perdere… e già. questo forse è il problema, cosa si ha paura di perdere?
Una volta anch’io non parlavo volentieri della morte, ma da quando ho scoperto cosa vuol dire morire, sono riuscito a vederla con più serenità e parlarne non mi fa più paura.
In fondo si ha paura di ciò che non si conosce…
Ciao Morena, domani, se vuoi, da me si festeggia…
Mi sono soffermata, attirata dal titolo e dall’immagine che correda il post. Mi ha ricordato un cortometraggio di un giovane regista di lingua tedesca che affronta questo tema diventato uno dei veri tabù di questi tempi. Ti sono grata per aver segnalato un’iniziativa che merita ampia diffusione.
no, domani parliamo di morte,
oggi no,
per favore…
Buonasera Morena,
mi ha segnalato il tuo blog Arthur oramai mio mentore nella rete, sono nuova di questi “giochi” e non ero mai stata qui.
Ho visto le tue belle foto sull’autunno, ma subito dopo ho letto il titolo di questo post. Come vedi non sono fuggita, anzi. Mi sono seduta tranquilla e l’ho letto con piacere. Diemme ha scritto di Epicuro e ritengo con ragione ma quella di Epicuro nel lontano 300 a.c. titolava “Lettera sulla felicità”.
Noi non siamo fatti solo di atomi, siamo l’unione di sentimenti, anima e forse anche spirito. Troppo facile liquidare così un tale argomento. Hai ragione tu, non parlarne ed infilare la testa nella sabbia come fanno gli struzzi, non serve a scacciarla o ad allontanarla. Minimamente.
Pensiamo sempre che sia un qualcosa di “innominabile” che non ci riguarda da vicino, specialmente quando si è giovani, e forse è giusto sia così.
So per esperienza diretta però, che non siamo mai pronti ad affrontare la morte di un nostro “amore”, nonostante possa essere più o meno anche annunciata da una malattia e concordo con te che sicuramente non parlarne rende questo genere di situazioni impreviste della vita, ancora più tragicamente difficili da superare.
Un grande plauso, quindi alla tua/vostra iniziativa.
Mi fermo un po’ qui a leggere. non disturbo vero?
Xs
ciao Xs, grazie della visita e di esserti fermata a leggere anche questo post.
Mi fa piacere e leggi tranquillamente tutto. mica disturbi
un saluto