Scrivere un racconto – quarta fase

La terza fase è qui.

Questo è il racconto dopo la revisione di Paolo. Ormai ci stiamo avvicinando alla versione finale. Tira di qua e tira di là, rivedi e cambia, lima e modifica, il racconto si definisce sempre di più.
Quando mi ha mandato il file, Paolo mi ha scritto: Come vedrai, ho tolto quelle frasi che sembravano dare troppa sensibilità ai due personaggi, per evitare l’incoerenza con il finale. Ho smorzato anche la frase sui commenti alle ragazze, perché mi pareva un po’ di maniera. Ho tolto lettere qua e là (tipo Navona invece che Barberini!), per arrivare a 4990 caratteri complessivi: bene, no? Ah, ho rimesso “scuretta” sulla pelle – non so se va bene, tu l’avevi modificato in “scura” – ma mi pare che un marocchino sia più “scuretto” che “scuro”. Ho anche modificato un po’ il finale, nella costruzione delle frasi, ma credo che sia necessario rivederlo ancora un po’ – sono convinto che nei racconti brevi la chiusura sia metà del racconto.  

E come dargli torto? Comunque ciò che mi preme evidenziare è che ogni volta che abbiamo modificato il racconto in qualche parte, l’abbiamo riveduto dall’inizio alla fine, cercando di dare coerenza stilistica al testo e coerenza ai personaggi.
Potremmo anche non esserci riusciti, ma credo che sia la modalità ‘giusta’ per uniformare le quattro mani e non far notare i cambi di traiettoria. E in questo racconto ce ne sono stati parecchi.
 

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“È il morto di ieri?”
“Sì.”
“Testimoni?”
“Nessuno.”
“Indizi?”
“Una ripresa della telecamera interna. Le solite immagini sgranate. Ombre che si muovono. E non si vede il fatto. Solo l’uomo a terra.”
Rimasero per un po’ in silenzio. Uno dei due girava alcuni fogli tra le mani; l’altro si avvicinò e sbirciò quelle carte da sopra la sua spalla.
“Nessun documento in tasca. Non sappiamo neppure chi è.” Continua a leggere