Accipicchia, siamo già alla lezione numero quaranta! Non è sorprendente? Meraviglioso!
Va bene. Ho un po’ esagerato, eh? (e questa è la domanda retorica, ma fatta con la consapevolezza di esserlo). Ho messo punti esclamativi e interrogativi per riprendere l’argomento della lezione. Argomento importantissimo (ora qualcuno mi dirà: ma non ti pare di usare troppo spesso l’aggettivo “importante” riferito alle lezioni di Radames. Risposta: No).
I punti esclamativi sono in agguato quando si scrive da poco tempo. L’ho verificato di persona rileggendomi dopo alcuni mesi, o anni. I miei primi racconti hanno troppi punti esclamativi (sono tutti in rete, disponibili alla verifica. Ora li toglierei tutti quei punti). All’inizio ho pensato che fosse perché io ero in un periodo particolare della mia vita ma leggendo tanti autori giovani, giovani di scrittura, ho notato che il punto esclamativo viene usato troppe volte. Credo denoti insicurezza nella scrittura e sia un modo per ribadire le frasi scritte.
E poi c’è la lezione numero quarantuno. siete demotivati? Non riuscite a rispettare l’obiettivo della cartella e mezza al giorno? Siete indietro con la tabella di marcia? Nessun problema. Leggete la lezione di oggi e capirete che può accadere a tutti e che non significa che non ce la faremo mai. Sotto con le scritture, avanti! (qui ci sta il punto esclamativo, vero prof?)
E oggi c’è l’intervista a Caterina Venturini.
Tutti i giorni Radames pubblica anche dei link molto interessanti. Non li leggo tutti, altrimenti non scrivo neanche una riga, ma quelli che ho letto sono veramente validi.
Ps. per chi sospetta che Radames sia mio fratello: io sono figlia unica
Cara Morena, ritorno piacevolmente in questo tuo spazio e mi imbatto in questo post.E sorrido: non a tutti è data questa gentilezza di consigliare con semplicità francescana.
Lasciai Splinder tempo e, ora, mi trovo meglio nella piattaforma che tu stessa hai scelto: la scrittura ( e per me l’informazione) è faccenda da api operaie, come ama dire Umberto Broccoli, solerti quanto umili nel senso antico della parola.
Sono contenta, perciò, di rileggerti.
A te il mio affettuoso saluto di buona giornata!