Ieri ho letto un post molto interessante nel blog di Paolo Zardi. Ho commentato e Paolo mi ha risposto. Poi sono uscite altre domande e ho pensato che l’argomento si presta ad essere ancora sviluppato.
Mi piacerebbe che chi passa di qui leggesse il post e aggiungesse i suoi commenti. Magari tutti raccolti in un unico luogo per seguire meglio la discussione.
Incollo qui i nostri primi commenti:
(M) Quindi, leggere è più creativo dello scrivere? Il lettore è più scrittore [o 'disegnatore'] dell’autore del libro?
(P) E’ il rapporto che esiste tra un tramonto e la commozione di chi lo guarda: dove sta, la poesia? Nella luce del sole che diventa arancione per il filtro di uno spesso strato d’aria, o nello stupore di chi sa vedere, in questo fenomeno fisico, un segno dell’infinito, la metafora della fine, lo struggimento della sera?
Lo scrittore è un “Creatore” nel senso biblico del termine: crea un Universo popolato di uomini e città, e sfondi sui quali si proiettano gli eventi.
Il lettore deve ricreare quel mondo dentro di sé: e questo mondo sarà tanto più bello quanto maggiore sarà la sua capacità di cogliere la luce di quel tramonto.
(M) Sono convintissima che la poesia sia negli occhi di chi guarda. E’ nel ’saper vedere’ le cose.
I colori sono lì per tutti ma solo pochi li sanno davvero vedere.
La capacità di raccontarli deriva da questo. E qui sta la creazione prima.
Poi c’è la creazione di chi legge, e infatti anche qui non tutti cogliamo le stesse cose da uno stesso (seppur bellissimo) testo.
In ogni lettura trasportiamo anche noi stessi e il nostro vissuto ed elaboriamo seguendo le emozioni che lo scrittore ci sa suscitare ( e questo a volte indipendetemente dalla sua bravura)
Quindi, riassumendo, serve più ‘capacità’ per raccontare o per raccogliere il racconto?
E una è dipendente dall’altra?
(P) Direi di no – le due cose possono essere completamente indipendenti. E’ un po’ come per la musica: non serve essere intonati per emozionarsi con la voce di Nina Simone.
E’ probabile, però, che dietro ad ogni ottimo scrittore ci sia anche un eccellente lettore: penso a Nabokov, Proust, Stendhal – che hanno dato contributi fondamentali proprio alla comprensione della scrittura, ai suoi meccanismi, a quello che c’è dietro.
E c’è anche un caso di cui tener conto, e cioè: per chi scrive, uno scrittore, se non per il lettore che egli stesso è?





Interessante discussione che rileggerò con calma.
Io sono lettrice, anche distratta a volte e non so scrivere. Però mi PIACE leggere. Mi piace emozionarmi, mi piace essere partecipe di qualcosa. Mi piace essere dentro a tutto ciò che voglio fare mio e che devo sentire dentro e fuori altrimenti non “esiste”. Ogni cosa che osservo, ogni cosa che leggo, guardo, ascolto, amo, tocco, diventa “mio”, lo rielaboro, lo fagocito, lo assorbo, lo bevo è ciò di cui nutro i miei pensieri e spesso i sogni, anche se non li ricordo. Quindi la creazione per me lettrice avviene dentro di me, nella mia pancia e nella mia testa. Ciò che ne esce o che ne rimane è ciò che diventerà parte del mio dna. E’ tutto movimento e creazione: trasformazione. Credo che uno scrittore sia principalmente un lettore di se stesso, capace di condividersi. Una persona magnanima:)
Bella l’immagine dello scrittore come persona magnanima!
Silvia l’ha scritto scherzando ma io credo davvero che lo scrittore sia magnanimo, cioè generoso: se scrive sinceramente si regala ai suoi lettori.
@ silvia. tu non sei affatto lettrice distratta. non so ancora se sai scrivere romanzi o racconti. sai scrivere lettere e note e per ora mi va bene così.
E’ vero che ogni cosa che leggi la fagociti ed è vero che crei dentro di te, di pancia, come del resto, vorrei scrivere io. sempre.
Buona giornata:)
La scrittura è un parto della lettura stessa, una sua derivazione quasi naturale, anche se non sempre scontata ed automatica. Lo scrittore deve indubbiamente saper prima leggere e continuare a farlo per tutta la vita, primo perché non si finisce mai di imparare, secondo perché anche lo stile ha le sue esigenze e deve maturare nel tempo. La lettura aiuta molto a rafforzare e personalizzare lo stile, è un percorso da compiere con la curiosità di un esploratore. Ci sono naturalmente diversi livelli di lettura, differenti modi di vedere un’opera sia letteraria che artistica. E’ possibile che un critico veda in un libro qualcosa che l’autore stesso non pensava di esprimere. La scrittura, al di là di alcune convenzioni stilistiche (che tra l’altro possono anche essere superate), non è matematica, è libera creazione, estrosità, follia, soggettività non cristallizzabile.
Si tratta di una sfida con se stessi, lungo un percorso spesso accidentato. Superate certe buche, lo scrittore si accorge che forse i suoi primi lavori non sono tecnicamente ineccepibili, non li rilegge volentieri, quindi li butta impietoso nel cesto della carta straccia.
Leggere è emozionante come vedere un bel film o contemplare un’opera d’arte. Scrivere è emozionante come vedersi dentro e contemplare la propria vita attraverso simboli e metafore. Due operazioni complementari, anche se le combinazioni sono molteplici. C’è chi sa leggere e non sa scrivere, o viceversa non sempre chi sa scrivere sa leggere il lavoro degli altri con obiettiva e disinteressata partecipazione emotiva. C’è chi non sa leggersi dentro ma pretende di leggere nel cuore degli altri. C’è chi non sa assolutamente scrivere ma pubblica… Oggi il saper scrivere e di conseguenza leggere è purtroppo condizionato dal business e dalle mode, dal chi è lo scrittore? Chi lo manda? Vende perché è un attore, un calciatore, un comico, l’amico-amante di…? E un professore universitario? Un giornalista affermato? Insomma chi è? Nessuno? Allora no, il signor Nessuno non conta, chi vuoi che lo legga? E’ bravo? Che c’entra!
Non dimentichiamoci però che proprio il signor Nessuno ha accecato il ciclope, è riuscito a salvarsi dall’antro del non-senso, è nato grazie alla sua intelligenza e furbizia. Nonostante tutto, il signor Nessuno, non è naufragato nel magma vertiginoso del nulla, è riuscito ad affermare il suo esserci nel mondo, la sua inquietante e scomoda presenza, nonostante tutto…
Maria Antonietta Pinna
ho sempre sostenuto che leggere (bene) è più difficile che scrivere. il lettore non sa da dove è partito l’autore e ignora i motivi che lo hanno condotto a comporre un testo. quindi i suoi parametri sono ignoti e, paradossalmente, ha il sacrosanto diritto di leggere in un libro o in un racconto “la realtà” che desidera. un testo, una volta pubblicato, diventa di tutti. e tutti hanno il diritto di esprimersi come vogliono anche andando al di là delle reali intenzioni dello scrittore. quest’ultimo, quindi, deve avere l’umiltà di farsi da parte e non ingombrare. quello che aveva da dire lo ha scritto.
Pienamente d’accordo. La scrittura è fatta di segni, quindi di convenzioni. Possiamo essere allineati sul senso da dare alle singole lettere, o più o meno su quello da dare alle singole parole: ma un romanzo, un racconto, una poesia, agganciano il loro significato al contesto del lettore, non a quello dello scrittore.
La forza di uno scrittore può risiedere nella sua capacità di intuire quale sia l’immaginario collettivo; o di trovare “immagini” suggestive, capaci di richiamare cose sempre diverse nella testa di chi legge.
leggere bene è molto difficile. questo non significa che per leggere bene dobbiamo ‘per forza’ avvicinarci e comprendere tutto ciò che lo scrittore voleva dirci.
si prende da un libro, da una storia, ciò che di buono ci troviamo, ciò che ci sappiamo vedere.
certamente ci deve essere, però, una storia e una scrittura che sappiano dirci qualcosa.
ps. e tornando al fatto che leggere bene è difficile, non diciamo quanto è difficile scrivere bene…
@Maria Antonietta
Sicuramente le due attività – scrivere e leggere – possono essere viste come due espressioni di uno stesso istinto, che è quello di scoprire il mondo.
Spesso, scrivere è un atto il cui unico scopo è capire come funzionano le cose: far parlare un amico che si è perso, sforzarsi di trovare il suo punto di vista, costringe chi scrive a vedere la realtà da tanti diversi punti di vista.
Altre volte, lo scrivere è semplice piacere estetico – e questa, forse, è la motivazione che preferisco. Creare bellezza, come uno scultore, un pittore, un artigiano: un creatore, insomma.
E le motivazioni del lettore in qualche modo si somigliano: scoprire nuove verità, provare piacere, capire.
Sui primi lavori di uno scrittore, succede che l’aver finito di scrivere qualcosa rappresenta un atto talmente importante, da un punto di vista cognitivo, che la persona che lo finisce non è la stessa che l’ha iniziato. A volte, scrivendo, si scoprono i meccanismi che stanno dietro ad una storia: svelato il trucco, poi diventa facile continuare ad emozionarsi. E lo stesso succede al lettore che, se è disposto ad andare a fondo nella sua lettura, chiederà sempre qualcosa di più complesso, o completo, o raffinato – e non accetterà più di leggere storie prive di talento.
Sui simboli e le metafore, invece, non mi trovi d’accordo: da questo punto di vista sposo le tesi di Nabokov, che insiste nel dire che gli oggetti non sono il simbolo di nulla, ma che al massimo è possibile intravedere analogie tra il mondo “reale” (ammesso che ne esista uno solo) e il mondo “interiore” (anche in questo caso: ammesso che ne esista uno).
E sarebbe bello capire, invece, quanto uno scrittore abbia bisogno del lettore… Riporto qui un bel pezzo di Nabokov (sempre lui!):
“E’ lui – il buon lettore, l’eccellente lettore – che ha salvato piu’ e piu’ volte l’artista dalla distruzione per mano degli imperatori, dei dittatori, dei preti, dei puritani, dei filistei, dei politici, dei poliziotti, dei direttori delle poste e dei pedanti. Mi si permetta di definire questo ammirevole lettore. Non appartiene a una nazione o a una classe specifica. Non c’e’ direttore di coscienza o club del libro che possa gestire la sua anima. Il suo modo d’accostarsi a un’opera di narrativa non e’ determinato da quelle emozioni giovanili che portano il lettore mediocre a identificarsi con questo o quel personaggio e a “saltare le descrizioni”. Il buon lettore, il lettore ammirevole, non s’identifica con il ragazzo o la ragazza del libro, ma con il cervello che quel libro ha pensato e composto. Non cerca in un romanzo russo informazioni sulla Russia, perché sa che la Russia di Tolstoj o di Cechov non e’ la Russia della storia ma un mondo specifico immaginato e creato da un genio individuale. Al lettore ammirevole non interessano le idee generali; ma la visione particolare. Gli piace il romanzo non perché gli permette di inserirsi nel gruppo (per usare un diabolico luogo comune delle scuole avanzate); gli piace perche’ assorbe e capisce ogni particolare del testo, gode di cio’ che l’autore voleva fosse goduto, sorride interiormente e dappertutto, si lascia eccitare dalle magiche immagini del grande falsario, del fantasioso falsario, del prestigiatore, dell’artista. In realta’, di tutti i personaggi creati da un grande artista, i più belli sono i suoi lettori.”
Sono anch’io del parere che una cosa scritta non appartiene più totalmente all’autore.
In fondo nella scelta stessa di sottoporre all’altrui pensiero il nostro, è implicito che sarà interpretato come arriva alla mente dell’altro.
comunicazione di servizio:
nel blog di Cristina Bove c’è un mio racconto che molti di voi hanno già letto ma non si sa mai.
metto il link
http://cristinabove.splinder.com/post/20366225/Morena+Fanti
Cristina scrive bellissime poesie. Vi consiglio di farci un giro comunque a prescindere dal mio racconto
Il racconto è bellissimo – tagliente, pulito, lucido. Peccato che su splinder sia praticamente impossibile commentare, se non si è loggati: l’immagine dentro alla quale si devono riconoscere le lettere è sempre illeggibile… sarò diventato daltonico?
Comunque, te lo scrivo qua: brava!
Ti ho letta e sono venuta a trovarti…secondo me tutto è relativo alla persona, a quello che vive al momento…Io dico infatti che ci colpisce il canto di un’odissea che abbiamo vissuto, ma della felicità di uno sconosciuto poco ci importa!
buon per lui!
Un po’ pessimista, come commento…
In realtà, esistono tanti libri “felici” capaci di farci commuovere, e ridere, e amare la vita – anche se a dire il vero, in questo momento, non me ne viene in mente nessuno…
La coscienza di Zeno, ecco. E’ più divertente che tragico. Eppure è un bel libro, che “prende”.
Anche se l’humour è un po’ nero, Zuckerman scatenato di Roth.
La miseria in bocca, di O’brien Flann J.
Comunque sì: così come una bellissima poesia di Goethe, in lingua originale non mi dice niente (non so il tedesco!), allo stesso modo il senso di un libro è la sua proiezione sulla vita di chi lo legge.
Leggere è creare adattando in modo cosapevole o inconsapevole la nostra realtà con nuovi spunti. E se la lettura riesce a coinvolgerti nasce un rapporto d’amicizia con le parole, che risultano dense di significato oltre il loro semplice esprimersi in frasi coerenti.
Scrivere è espressione di un mondo che cerchi di rappresentare agli altri in modo che lo possano comprendere: a volte le immagini sono riconoscibili e chi legge si avvicina al messaggio dell’autore; altre volte ciò che è stato scritto è rielaborato e decodificato dal lettore con una chiave diversa. Ma tutto questo non toglie valore ne a chi l’ha scritto, ne a chi lo legge.
Ciao
Però scusate. Vorrei chiedere una cosa a voi.
Ma cosa s’intende per leggere “bene”?
Rispetto a chi e a cosa? Se Lettore è la marea di persone che prenderanno in mano un libro senza averlo scritto, significa che Lettore è una enormità di teste, culture, esperienze, strumenti, capacità, potenzialità, diverse. Ognuna dall’altra.
E tutte con lo stesso libro in mano di cui non hanno la più pallida idea di come è stato creato, da quali pulsioni e quante rabbie e amori e via dicendo.
E quindi chi lo leggerà meglio di tutti?
Chi potrà arrogarsi la presunzione di dire che ha capito – davvero – ciò che voleva dire l’autore?
E l’autore, a tutti vuol far capire le stesse cose?
Usa un linguaggio che a tutti sia comprensibile alla stessa maniera? No.
E allora perchè un lettore dovrebbe essere migliore rispetto ad un altro solo perchè non sa leggere ciò che in realtà il lettore non ha voluto far sapere?
Sarà più probabile che il lettore leggerà ciò che vorrà, potrà, saprà leggerci e lo troverà per questo meraviglioso.
Questo per dire che ognuno di noi è un potenziale straordinario Lettore. Ci sarà sempre un libro che avrà un linguaggio che saprà catturarlo e parlerà di cose che lui potrà capire.
Come potrei definire bellissimo un libro di cui non comprendo una parola? E per questo sono una cattiva lettrire?
Non credo. La mia vita mi ha portata a non comprendere quel libro. Come molte altre cose. E basta. Come presumo possa dirsi per lo scrittore. Solo che di me non dovrà leggere nulla.
Dal mio punto di vista, il lettore è sempre un creatore: crea, nel proprio mondo interiore, il mondo che ha immaginato lo scrittore.
Ma è evidente che esistono lettori che cercano, nella lettura, un semplice passatempo – e che non si mettono in discussione, e che scelgono i libri in base alla quarta di copertina, o al nome dell’autore (“ehi, ma questo non è il tipo che ho visto da Amici?”), per i quali l’importante è che il libro non richieda sforzo.. Niente di male, contro questi lettori, ma non sono paragonabili ad uno scrittore: piuttosto, a telespettatori.
Invece c’è un altro tipo di lettore, il quale sceglie i propri libri con cura, che cerca di costruire una sua storia personale mettendo insieme diversi autori, che scopre i meccanismi che stanno dietro le storie, che apre il suo cuore fino in fondo, che lascia che le parole cambino la propria vita… Questo lettore non è meglio del primo: è diverso. Perché questo lettore “crea”.
Buona giornata!
Ciao a Morena e a tutti,
mi riconosco appieno in quanto scrive Maria Antonietta Pinna. E son fiducioso in un futuro editorial-letterario sempre piu’ basato sui ‘’signori-Nessuno” che sui venditori di fumo. Io almeno lotto per questo – ossia lotto per la meritocrazia anche in Letteratura, il che equivale al dire che servono dei canoni fissi per approvare o rifiutare le opere letterarie (ovverosia: senza regole esiste solo l’anarchia cioe’ la legge del piu’ forte… ovvero il presente).
Salutoni
Sergio Sozi
Ciao Sergio, c’è un post interessante in merito qui:
http://vibrisse.wordpress.com/2009/04/19/editoria-liquida/
Buona giornata,
Paolo
La scrittura è una delle arti più democratiche: può farlo chiunque. Scrive un ricco ma anche un povero, un normodotato ma anche un cieco o uno zoppo. Si possono scrivere tomi di mille pagine oppure due cifre, un ideogramma, una lettera. Come nella musica non servono doti fisiche ma solamente impegno.
Poi ognuno produce quello che sente e almeno un lettore, uno, lo trova. C’è chi rimane colpito dalla trama, chi dal fraseggio, mica abbiamo tutti la medesima sensibilità.
Il lettore e lo scrittore sono due anime dannate; perchè il primo cerca perennemente di scoprire il pensiero o l’idea che non riesce a tradurre e l’altro che prova a denudarsi sino a mettersi in discussione. L’abito della scrittura non sempre riesce a vestirti su misura e la ricerca non finisce mai…..
Ciao Michele.
C’è qualcosa da me che ti riguarda…
*** ‘pranzo e a dopo! ***
Credo che il lettore”buono” sia semplicemente quello che non ha problemi cognitivi : i bambini spesso non leggono non tanto perchè proprio lo detestino o siano indifferenti ,come alcuni sostengono, ma perchè faticano a comprendere termini e costruzioni sintattiche.Quando invece superano lo scoglio, leggono volentieri e diventano “buoni lettori” e, più degli adulti ,da e con il libro ,creano,immaginano e provano piacere,senza porsi il pronblema di ciò che lautore voleva”dire”
Comunque mi pare che sia più difficile saper scrivere e comunicare a molti molte emozioni e dare molto e molto piacere.
Grazie per gli stimoli e la discussione ad alto livello d’interesse.
Tinti
Leggere si basa su un patto preciso, che trasforma il soggetto “debole” in “indiscusso giudicatore”.
Il lettore accetta che “le regole del gioco” (ovvero lo svolgimento del racconto) siano stabilite dallo scrittore, ma poi è lui, e solo lui, che decide il modo e l’intensità con cui questo racconto può scolpire la sua anima.
Trovo la scrittura una “cosa pubblica” e la lettura un fatto intimo, individuale… e son pronta a scommettere che due persone, leggendo il medesimo libro, non vivranno mai sensazioni identiche. Simili sì, ma non identiche.
Quanto a scrivere… non so.
Ho riletto due volte questo commento ma son sicura abbia ancora refusi…
Bella l’idea della cosa pubblica e di quella privata; anche se è probabile che il libro per uno scrittore sia un fatto strettamente privato, almeno fino a quando non lo pubblica.
Ciao!
Scrivere è un atto privato, solo perché si compie in solitudine. Ma è un atto pubblico in quanto scrivendo si pensa che qualcuno poi leggerà.
Io ad esempio non scrivo mai per leggermi. Scrivo perché ne ho voglia, perché mi escono storie, perché voglio divertirmi a mettere in fila le parole, ma quando ho scritto cerco subito un soggetto ‘lettore’. Non tengo mai niente per me.
La lettura si fa spesso in intimità. Sarebbe molto bello invece, tentare alcune letture pubbliche. E’ vero che ognuno legge ciò che vuole in un libro, o in un racconto, però con la lettura ad alta voce si può trasmettere parte di ciò che si sente.
Letture pubbliche… a volte mi sorprendono attori che leggono passi di libri che conosco: è come se li scoprissi una seconda volta.
La scrittura come pubblica è anche un diario personale: si pensa che si rileggerà, ma anche noi cambiamo e ci evolviamo… siamo un po’ diversi.
Bella discussione: complimenti alla padrona di casa e agli ospiti.
Anche io ,in quanto a scrivere….non so …faccio sempre errori di copiatura e me ne dolgo. Credo di essere una lettrice motivata . Penso anche che l’autore ,finchè non vede il suo lavoro su carta ,lo senta suo (almeno a me così è successo) e poi se ne distacchi quasi completamente ,almeno per un poco.
Grazie
Tinti
@ tinti
anch’io faccio spesso errori e anche dopo venti riletture e correzioni a volte ne rimangono.
l’errore è così umano.
grazie a te dei commenti
Caro Paolo (Zardi),
come stai? Mi scuso per non aver ancora approfiittato del tuo link (in italiano si piuo’ dire benissimo ”collegamento”) di cui sopra, ma sto lavorando alla lettura delle bozze di un libro per l’Editrice Historica, che uscira’ a breve in Italia – io vivo a Lubiana e dunque… oibo’! Vado di fretta (cosa odiosa e strettamente periodica per me, che sono un vecchio italiano conservatore e dunque vado calmo e tranquillo quasi sempre, tranne momenti di eccitazione e sovraffaticamento letterari).
Se volessi dare uno sguardo in Internet fra qualche giorno, verso i primi di maggio 2009, all’incirca, ci troveresti il mio nuovo libro ”Ginnastica d’epoca fredda”. Una boiata come le altre, ah ah ah!
Saluti Cari
Sozi
ciao morena, sono -come spesso accade- in ritardo perciò credo che molto sia già stato detto… questo post, però mi ha fatto venire in mente una cosa molto bella che ho letto alcuni anni fa su un libro di soseki ” guanciale d’erba” che provvedo subito trascrivere: ” … Anche senza fermare sulla carta l’ispirazione percepiamo in fondo all’anima il tintinnio cristallino delle sue gemma. Anche senza spalmare sul cavalletto il rosso e l’azzurro, lo splendore dei colori appare spontaneamente agli occhi della nostra anima… Perciò anche un poeta muto che non ha mai scritto un verso, un pittore senza colori che non ha mai dipinto neppure un piccolo ritaglio di seta, per come riescono a vedere il mondo, a liberarsi dalle sue passioni, a entrare e a uscire in quell’universo di purezza, a costruire l’armonia dei due poli – che non sono né identici né diversi – . a spezzare i legami dell’egoismo e della cupidigia, sono più felici del figlio di un uomo ricchissimo, di un sovrano, di tutti coloro che in questo mondo sono considerati i prediletti dalla sorte.”
forse non è proprio calzante ma mi piace l’idea che l’artista non sia soltanto chi crea ma anche chi ha la capacità, la sensibilità di emozionarsi, lo spettatore, il lettore…
ciao
stefano
ciao stefano, come spesso accade i commenti sono così belli che fanno dimenticare il post, e anche questo tuo è molto bello.
Mi piace l’immagine di un pittore senza colori (fino all’istante in cui intravede lo splendore magari nel lavoro di un altro, come un lettore che lo trova nelle parole dello scrittore).
credo sia vero e possibile.
e bello.
grazie
[...] 28, 2009 di morenafanti Se leggere è creare e se ogni testo che viene scritto è proprietà di chi legge. Se il testo ha in sé qualcosa capace [...]
C’è un amico poeta che, quando viene a farmi leggere la sua ultima poesia, aspetta che io la legga e poi me la spiega. E sai cosa succede? Che se prima mi piaceva molto, perchè vi avevo colto una qualche sfumatura, un’aura che in qualche modo era per me, con quelle spiegazioni l’aura spariva… il fantastico non esiste più e restano solo parole messe in fila che hanno perduto il loro fascino. L’ho pregato di non spiegare più nulla: la poesia non può essere spiegata, perchè così la svuoti dei sui mille significati, dei suoi sogni, delle sue luci e ombre. Una poesia è poesia se può calzare a molti, indipendentemente dal suo significato intrinseco… Ma non c’è nulla da fare… il mio amico continua a spiegarmele

Non so se per un racconto o un romanzo può essere diverso.. credo che dipenda dalle prime pagine, quanto l’autore riesca ad accompagnarmi – o a catapultarmi! – dentro alla sua storia… e a quanto poi riesca a tenermi un pò sempre sul filo… anche quando non si tratta di gialli
Ti abbraccio e grazie per aver proposto questo tema così interessante.
Ars