La cucina gialla
Quattro
(prosegue da domenica)
Quando Marco udì lo sbadiglio e i passi di Chiara, si precipitò verso il rubinetto e l’aprì.
L’acqua calda tardò ad uscire, preceduta da un flusso di luce rosata, che il ragazzo, senza vedere, raccolse e portò al viso. Con l’acqua venata di luce e raccolta nel cavo delle mani, provò a lavare le tracce del pianto, senza riuscirvi.
“Saresti un pessimo ladro, Marco, fai troppo rumore. Visto che mi hai svegliata ho pensato di fare uno spuntino”, Chiara sorrise, dentro il suo pigiama troppo largo a fiori gialli e blu, e accese la luce.
Comprese subito che qualcosa non andava, lo lesse nei suoi occhi, che quella notte erano un libro, involontariamente aperto sulla pagina stropicciata del dolore.
Non sarebbe stato facile farlo parlare, pensò; era un testone, uno di quei ragazzi che si ostinava a tenere le proprie emozioni e il proprio dolore per sè, Chiara questo lo sapeva bene. Decise tuttavia di provare, pronta a scardinare ogni sua difesa.
L’esito fu inaspettato quanto piacevole: il muro di gomma che aveva immaginato di trovare nel suo cuore, quella notte non c’era. Come un ruscello limpido le parole tra i due ragazzi, scorrevano in un’altra, magica dimensione creata dall’amicizia.
Marco le parlò di suo padre, dei malori che avevano spinto quest’ultimo a ricoverarsi in ospedale, di quanto fosse difficile per lui, la mattina affrontare una nuova giornata e recarsi in officina a lavorare come se tutto andasse bene.
Le disse che riuscire a non pensare a suo padre per lui era impossibile, era la persona che più di tutti gli era stato accanto nei momenti bui.
“E’ stato sottoposto a numerosi esami clinici, ma tutti hanno dato esito negativo e la causa dei malori continua a non essere individuata… Ho paura Chiara, non potrei sopportare di perderlo.”
“Mia nonna mi diceva che non bisogna mai bagnarsi prima che piova… ” disse con voce flebile Chiara. Poi allungò la mano e raggiunse, sul tavolo, quella gelida di Marco.
La luce rosata adesso era nei suoi occhi grandi e neri, e Marco questa volta la vide.
C’era anche un ricciolo nero, che le finiva quasi dentro agli occhi, e lui allungò la mano per sollevarlo. Chiara era bellissima, solo ora la vedeva, nel giallo della cucina e in mezzo ai fiori del pigiama. Lei era immobile, con gli occhi spalancati su un quadro che non aveva mai visto, e il respiro affrettato come dopo una corsa.
Quando Pulce le saltò in braccio, atterrando con le unghie, fece un gridolino soffocato per non svegliare gli altri e rise, quasi con sollievo.
“E questo? da dove arriva?”
“Si chiama Pulce: è il nostro gatto.”
Marco si alzò per accarezzare l’oggetto del discorso, che lo squadrava dall’angolo di mondo che riteneva più suo, con un fiero sguardo di possesso. I due rivali si studiarono per qualche istante, poi Marco scoppiò in una risata e Pulce capitolò.
Chiara era deliziata: il gatto e Marco si piacevano. Niente poteva andare male.
Divisero in tre il piatto di pasta che aspettava nel microonde e una focaccia con la crema, avanzata dal giorno prima. Parlarono sottovoce, ma le parole uscirono forti dai loro cuori e Marco guardò in Chiara la persona che sarebbe diventata. La passione per l’arte, l’aveva già notata, quando lei l’aveva accompagnato a qualche lezione e si domandava perché si fosse iscritta ad Economia e Commercio, che era lontana anni luce dalla sua anima. Ora, dai discorsi di Chiara usciva un fratello un po’ dispotico che la voleva ad aiutarlo nell’azienda di famiglia e lui capì l’insicurezza della ragazza, che cercava di ottenere l’approvazione del fratello maggiore, insieme al suo amore.
L’ultimo boccone della focaccia lo rubò dalle mani di Chiara, mentre lei stava per allungarlo a Pulce. Quest’ultimo, sdegnato, scivolò dalle gambe della ragazza e si raggomitolò nella cesta, lanciando uno sguardo di sufficienza verso Marco. Lui si alzò: “Era tanto che non mangiavo così bene! Credo che adesso saluterò la lieta compagnia e me ne andrò a dormire…”
Passando si chinò e baciò Chiara sulla fronte. Profumava di crema alla vaniglia.
Chiara si alzò e mise in ordine, non tanto per Roberta, quanto per calmare il battito impazzito del proprio cuore. Pulce, dalla sua cesta, la guardava con i suoi verdi occhi che sembravano conoscere già tutto.
La notte era limpida adesso, e le stelle erano uscite di nuovo. Chiara si appoggiò al mobile e cercò in cielo Aldebaran, nella costellazione del Toro: la preferita della nonna. Era la stella che le faceva vedere, quando non riusciva a dormire e le diceva che aveva il potere di calmare gli animi impazziti dalle troppe emozioni e procurava un sonno dolce e sereno. Chiara sentiva di averne bisogno, perché il cuore le batteva nel petto come impazzito. Non riusciva a trovarla. Infine la vide: era molto bella e le sembrò più luminosa del solito. Decise di andare a letto, e di chiudere, così, quella lunga giornata.
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La cucina gialla è una produzione firmata a due colori da Carlo Bramanti e Morena Fanti. La quinta puntata domenica 14 dicembre 2008.






Che bel risveglio ho avuto oggi con questo bel racconto! E poi, la costellazione del Toro, che è il mio segno…
*** Ma dell’amicizia uomo-donna, vogliamo parlare? ***
buondì, Ginevra.
felice che il tuo risveglio sia stato buono.
dell’amicizia uomo-donna possiamo parlare per mesi e per anni.
e non arriveremo neanche vicino al fondo dell’argomento.
per ora taccio.
aspetto che passi Carlo che è Amico grande e compagno di scritture.
che dica la sua se ne ha voglia.
stretta la foglia…
… larga la via, dite la vostra che ho detto la mia.
L’amicizia tra uomo e donna esiste ma, essendo pur sempre un uomo e una donna, possono rimanere amici per sempre, come invece può scattare, inaspettata e improvvisa, una scintilla diversa.
Chi sostiene che l’amicizia tra uomo e donna non esiste ritiene questa scintilla inevitabile, ma non credo sia così: tra uomo e donna ci possono essere un affetto profondo, una comunicazione eccellente, una reciprocità di mille cose, affinità elettive e q.a., ma essere completamente assente, e per sempre, qualsiasi altro tipo di coinvolgimento, interesse, attrazione.
non potrei non passare di qui la domenica mattina, è una carezza al cuore questa storia. l’amicizia tra uomo e donna… in questo momento non riuscirei a parlarne con mente serena e obiettività… credo dipenda da tanti fattori… a volte si rivela un tranello che ti porta senza rendertene conto nelle sabbie mobili…altre volte c’è eccome, e dalle sabbie mobili ti ci fa uscire…
buona giornata
tvb dolittle
carlo
ecco, sabbie mobili, tranello, ma anche affetto profondo, comunicazione eccellente.
e sono solo alcuni aspetti.
comunque io ho una mia idea: l’amicizia tra uomo e donna esiste e carlo ed io ne siamo un esempio. ma abbiamo tra noi 1200 km e 20 anni. ecco il perché.
senza i km e senza gli anni in mezzo, sarebbe diverso.
inevitabilmente se ci sono affinità elettive come dice giustamente ginevra, prima o poi una scintilla arriva, se non ci si trova proprio incompatibili in altro ambito
e buona giornata di riflessione
@ carlo: anche per me è una delizia la cucina gialla. lo era allora certo. ma ora, rileggendola, mi sembra di scoprirla per la prima volta. certe parole non mi sembrano neanche scritte da me… mi meravigliano. la storia la ricordo, ma le parole e le frasi (mie) mi sorprendono. le tue no, in quelle ti ritrovo tutto tale e quale sei.
e Pulce, beh, lui è un mito
tvb
Ormai non posso non passare di qui la domenica, per vedere cosa succede nella cucina gialla.
Ti dirò che, appena rientrato da Milano, dopo un viaggio interminabile dalla Sicilia, il mio primo pensiero è stato “La Cucina Gialla” … come un ragazzino che attende impaziente di vedere come va a finire… anche se dagli sviluppi della storia, le cose si mettono… beh… staremo a vedere e… che deliziosa questa storia e scusami Morena se continuo a ripetermi, ma sta diventando come una droga e mi sa che tu ti diverti un po’ a farcela godere un po’ per volta… Mannaggia e mannaggissima…
Evvabè… per l’amicizia uomo/donna, aspettavo sul mio blog che me ne parlassi, ma vedo che anche in questo fai la misteriosa, anche se qua e là qualcosa l’ammetti…
Comunque, come ho già detto, è un tipo d’amicizia che prediligo, forse anche perché sento di avere con le donne un feeling particolare che, non sempre mi ha portato tra le sabbie mobili. (… )
E in particolare, ho da anni un’amicizia con una donna che, forse perché lontana (come dici tu Morena… ), è rimasta tale e quando la sento, non molto spesso, mi sembra di averla lasciata il giorno prima e questa è una cosa meravigliosa.
Ma credo che sarebbe stato così anche se l’avessi avuta come vicina di casa, tanto è l’affetto che mi lega a lei, al di là della questione fisica, che ammetto esserci stata all’inizio, da giovani, all’università, appena conosciuti, ma che nel tempo si è trasformata in un’altra cosa. Lei ogni tanto scherza e mi dice che da vecchietti probabilmente ci sposeremo, ma io so che saremo sempre così e se veramente dovessimo farlo, sarebbe soltanto per evitare di dovere uscire per incontrarci… sai com’è, da vecchietti, acciaccati, in giro tra le intemperie, il traffico, i pericoli…
Buona serata!
… se solo riuscissi a vedere Aldebaran, questa sera
@ sancla: grazie. i tuoi passaggi qui sono sempre graditi.
la cucina gialla da dipendenza mi pare
@ gabriel: prima o poi la vedrai
@ ginevra: mi fa piacere che tu ti diverta
ecco, ho risposto a tutti mi pare, no?
Il mio sorriso era di tenerezza, per il
di Arthur: ci ho visto tanta dolcezza, ho rasentato la commozione con lucciconi.
*** il Natale comincia a fare effetto? ***
sì, il Natale genera miele, no? e sorrisi.
il miele l’ho messo nei dolci
Ho l’impressione che ci siamo veramente incontrati…
Io l’ho messo nel racconto di Natale….
*** abbiate fede… ***
?
[...] Dicembre 14, 2008 di morenafanti La cucina gialla Cinque (prosegue da domenica) [...]