Non c’è anima senza spirito - dal convegno Lo spirito della Poesia
Aprile 20, 2008 di morenafanti
Non c’è anima senza spirito – Poesia della rinascita
A volte ci accadono cose che non vorremmo mai accadessero.
Se ci pensiamo da “spettatori”, da esterni della vita, siamo convinti che da certi frangenti sia impossibile uscirne e che se succedesse a noi non ce la faremmo mai. Eppure, la vita ci riserva spesso trattamenti che sentiamo come ‘ingiusti’. Ci sono eventi che ci stroncano e ci buttano a terra e anche più sotto, in buchi neri e profondi da cui disperiamo di poter uscire.
Il dolore e l’angoscia stravolgono completamente, oltre alla nostra vita, noi stessi e la nostra Anima.
Tutto si annulla e si annienta soccombendo all’invasione del dolore.
Quando accadde a me pensai di essere morta, morta nella mia parte più interna, quella invisibile a tutti.
All’improvviso ero il nulla, cancellata dagli eventi e irriconoscibile anche a me stessa. Mi sentivo come “non esistente”, in una terra di nessuno dove non ero.
Non ero più niente e non avevo più nulla se non i miei pensieri, il cogito tanto caro a Cartesio.
“ … io sono dunque sicuro dell’esistenza del mio pensiero poiché dubitare è pensare; ma per pensare bisogna essere: è dunque indubitabile che, poiché io penso, io sono (cogito ergo sum, io penso dunque io sono.”
“La mia terza massima era di cercare sempre di vincere me stesso piuttosto che la fortuna, e di mutare i miei desideri piuttosto che l’ordine del mondo; e, in genere, di abituarmi a credere che non vi è nulla, al di fuori dei nostri pensieri, interamente in nostro potere, dimodoché, quando a proposito delle cose esteriori abbiamo fatto del nostro meglio, tutto ciò che non ci riesce resta, per quel che ci concerne, assolutamente impossibile.”
“… ma la ragione per cui parecchi sono persuasi che sia difficile conoscere che cos’è l’anima loro, è che non elevano mai il loro spirito al disopra delle cose sensibili, e che sono talmente abituati a considerare tutto per immagini da non ritenere intelligibile tutto ciò che non è immaginabile.”
Sentendo i miei pensieri intuivo di essere ancora viva, pur senza esserne del tutto consapevole. I pensieri, i dubbi, le domande sono ciò che hanno animato il percorso che feci allora, quello che ho raccontato nel mio libro (Orfana di mia figlia, Il pozzo di giacobbe editore, 2007).
I pensieri formulano domande e le domande esigono ricerca delle risposte.
Indipendentemente dal trovare o meno la risposta, è l’atto in sé che costruisce vita e porta alla rinascita.
Forse formularsi una domanda è già il primo passo per sapere che, nell’atto del dubitare è già compreso il respiro vitale. In quel fiato che domanda, che scava dentro noi e i nostri pensieri, è già la vita stessa. Questo è già sufficiente per sentire di essere vivi, di avere ancora quel respiro vitale, quel pnèuma, come lo chiamavano gli antichi greci, o spiritus come i latini, che significa ‘soffio’, ‘respiro’, ‘alito’. E, quando tutto sembra perso, è un alito quello che basta a salvarci.
Lo Spirito è elemento solo dell’uomo, solo umano, ed è il mezzo che congiunge il nostro corpo e la nostra Anima. Così lo immagino lo Spirito: una mano che si avvicina e si allunga in un braccio dall’apparenza sottile ma forte, molto forte, e quel braccio si tende fino al massimo e ancora oltre e scende in un luogo in cui c’è il nostro Io, quello interno, quello nascosto, quello sconosciuto, e lo riprende e lo tira a sé portandolo fino in superficie.
E così ha fatto quel mio Spirito: è sceso e ha recuperato la mia Anima Persa.
nello spargere detriti,
mare di scorie e frantumi
e brandelli e rifiuti;
nel regredire e nello scendere
- di me e con me e senza me e annullando me –
in fondo al buco di tenebre e d’ombra,
assenza e buio in rapido svolgimento,
il primo barlume
è un fiato sottile e improvviso
acuto e rotondo
è madre e radice
utero e sorgente:
in colori di sole e di terra
avvitamento ed espansione
L’anima è il mio vero io. Lo spirito è il fiato, il respiro che la tiene in vita, che la può ritrovare e aiutare a rinascere.
Le vedo come due entità poste su due livelli diversi, unite da un ponte e quel ponte sono i nostri pensieri, l’unica cosa su cui abbiamo potere, l’unica cosa che ci distingue dagli animali.
Entrare nei pensieri, nelle cose immateriali, è l’unico modo per staccarsi dall’esteriorità e per ‘elevarsi’. La spiritualità a confronto con se stessa, in un rimbalzare di pensieri e momenti di meditazione. Riflettere su chi siamo veramente è un’operazione di grande responsabilità verso la nostra Anima.
Lo Spirito è la nostra essenza più pura, il nostro ‘profumo interiore’, quello che pochi possono sentire e che noi stessi dobbiamo cercare a fondo, a volte increduli di possederlo.
In questa analisi e ricerca che feci, ero racchiusa nella mia parte interna, nell’introspezione e nell’esame di me stessa e di ciò che ero. Avevo poche cose che sentivo sicure (oltre alla famiglia e all’affetto che mi dava) e una di queste è stata la natura, che ha fatto da tramite tra meditazione e universo. La natura come Madre e come Maestra di vita:
“All’inizio ho trascorso dei mesi di immobilità, in cui mi domandavo solo chi ero e cosa avrei potuto fare della mia vita. Chiusa in un bozzolo di indolenza, guardavo gli alberi, quelli enormi dietro la casa, ed osservavo le loro trasformazioni. Prima sono cadute tutte le foglie, dopo aver cambiato colore e essersi seccate. L’albero è rimasto immobile, nero, con quelle braccia secche che urlavano al cielo, proprio come me. Mesi di pigrizia assoluta: solo dita secche nel bianco silenzio del cielo.
Tutto l’inverno è passato in questo modo e io ne ero tranquillizzata perché sentivo che era giusto: la natura si adeguava a quello che provavo ed era gelo, uggia, indifferenza, apatia, grigia opacità opprimente. Poi, un giorno di febbraio, mentre raccoglievo le ultime foglie dei platani, con la scopa di metallo, ho scoperto un inizio di giacinto e due margherite, che dormivano sotto il tiepido calore. Mi sono chinata a toccarle e le ho sentite vive e ho pensato che prima o poi dovevo decidermi, e vivere anch’io come loro.
Qualche giorno dopo i rami degli olmi non erano più così neri e scarni, si intravedevano già le gemme delle nuove foglie, ed erano di un verde così tenero, da convincere anche la mia anima. Allora ho capito che stavo aspettando proprio questo e che avevo sempre saputo come sarebbe finita. La prima sensazione è stata di timore: queste pressioni, che anche la natura mi faceva, affinché mi muovessi, mi preoccupavano. E se non ci fossi riuscita? Se lo sforzo era ancora troppo grande per me e le mie modeste forze? E, soprattutto, da dove potevo iniziare questo rinnovamento?
La tanto attesa spinta alla rinascita ora mi tormentava, ma vedere gli alberi e i fiori che si preparavano al risveglio dopo l’inattività invernale mi tranquillizzava. Da quanti anni quegli alberi erano lì, di guardia alla casa e proseguivano il loro ciclo, anche senza l’intervento dell’uomo? Tutto questo era rassicurante: come realizzare l’impresa impossibile di rinascere dalle proprie ceneri. La natura è indipendente, vive sempre anche senza di noi.
Forse anch’io dovevo fare altrettanto. Dopo tanti mesi passati a scrutare dentro me stessa, era arrivato il momento di guardare anche al di fuori e vedere il resto del mondo e la seconda parte della mia rinascita: le persone.
Sono molto legata a quel periodo, perché senza il Verde della Natura, non avrei mai più visto il Giallo, il Rosso, l’Azzurro…” Da uno scritto del 2003.
Da questa mia ricerca interiore, da questa meditazione e successiva riscoperta della mia Anima e dal mio ri-trovarmi, sono nate le mie prime parole in forma di versi, in un avvicinarsi, anche se ancora molto lontano e informe, alla Poesia.
La poesia ha insito fin dalla sua origine semantica un carattere prevalentemente operativo; l’atto poetico è innanzitutto un atto creativo e fattuale, dal termine greco poiein che ha il significato di ‘fare’, ‘creare’.
Si tratta chiaramente di una fattualità intesa in senso lato che ha anzi la necessità di essere accolta, ricevuta da qualcuno perché‚ possa realmente manifestarsi, farsi ‘cosa’, realizzarsi.
Il solo processo attraverso il quale tale operatività si concretizza è la comunicazione, e comunicare è il grande mezzo della parola poetica.
In una nota poesia, tratta dalla raccolta Foglie d’erba (Leaves of Grass, 1855), il grande poeta americano Walt Whitman (1819-1892), interrogatosi sul perché della vita, così si rispondeva:
“Che tu sei qui - che esistono la vita e l’individuo,
che il potente spettacolo continua, e che tu puoi
contribuirvi con un tuo verso.”
Indiscutibile, quindi, il grande potere che ha su noi e la nostra Vita, la parola poetica: è il grande indicatore del nostro fare, dell’essere, come sinonimo dell’esistere in profondità e dell’atto di ricongiungersi con l’Anima e lo Spirito. E comunicare questo è già Vivere: è la Vita nel suo aspetto più vero e profondo.
19 aprile 2008
Morena Fanti




Morena cara, io come Henry David Thoreau, in Walden:
“Andai nei boschi perchè desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita (..) per non scoprire in punto di morte che non ero vissuto. (..) Volevo vivere profondamente e succhiare tutto il modollo della vita.”
Da sabato scorso, dopo il nostro incontro, voglio confessarti che:
“Io sono uno che ben conosce la notte
Ho fatto nella pioggia la strada avanti e indietro.
Ho oltrepassato l’ultima luce della città.
Sono andato a frugare nel vicolo più tetro.
Ho incontrato la guardia nel suo giro
Ed ho abbassato gli occhi, per non spiegare.
Ho trattenuto il passo e il mio respiro
Quando da molto lontano un grido strozzato
Giungeva oltre le case da un’altra strada,
Ma non per richiamarmi o dirmi un commiato;
E ancora più lontano, a un’incredibile altezza,
Nel cielo un orologio illuminato
Proclamava che il tempo non era né giusto, né errato.
Io sono uno che ben conosce la notte. R. Frost”
e ancora:
“Questa storia racconterò con un sospiro
Chissà dove tra molto tempo:
Divergevano due strade in un bosco, e io…..
Io presi la meno battuta,
E di qui tutta la differenza è venuta.”
TVB, Firmato angela da ravenna
Voglio aggiungere a Te dedicato:
Canto di me stesso (Walt Whitman)
“Che cos’è l’erba?
Mi chiese un bambino portandomene a piene mani;
come potevo rispondergli?
Non so meglio di lui che cosa sia.
Suppongo che sia lo stendardo della mia vocazione,
fatto col verde tessuto della speranza.
O forse è il fazzoletto del Signore,
un ricordo profumato lasciato cadere di proposito,
con la cifra del proprietario in un angolo
sicchè possiamo vederla e domandarci di chi può essere?
O forse l’erba stessa è un bambino, il bimbo generato dalla vegetazione.
O un geroglifico uniforme che voglia dire,
crescendo tanto in ampi spazi che in strette fasce di terra, fra bianchi e gente di colore, Canachi, Virginiani,
Membri del Congresso, gente comune, io do loro la stessa cosa e li accolgo nello stesso modo.”
Morena, è stato un dono bellissimo incontrati e in questi giorni ho raccontato di te ai miei ‘Amici’.
“L’incontro con una sola cosa può illuminare tutta la vita,. ma il suo splendore deve illuminare tutto il resto”
(F. Schubert)
(”I Fratelli Tanner”): “si troverebbe tutto meraviglioso se si fosse capace di sentire tutto, perchè non puù essere che una cosa sia meravigliosa e l’altra no”.
sto parlando di te e di come mi sei apparsa subito speciale, ad un’Amica di Ischia, Lucia, che mi racconta al telefono il tramonto sull’isola e della sua voglia di essere felice per far dono della sua gioia di vivere a tutti gli amici.
Le racconto di come ti ho guardata e che forse non ti avrei riconosciuta fra un’altra folla, non quella dei Poeti. Ma il tuo bisogno di farmi sentire che ci sei mi ha contagiata e fatta sentire al sicuro.
Ero con amici e sentivamo le stesse cose; ci riconoscevamo pur senza conoscerci.
Ho percepito il tuo spessore e il tuo respiro alla vita.
Grazie
Ciao Morena. Eccomi qui solo per dirti che tutte le persone che hanno avuto di occasione di leggere il tuo libro mi guardano con lo stupore di chi non riesce a capire come sia possibile trovare il ” cammino del loro dolore”…nelle tue pagine. Sei riuscita nell’obiettivo che ti sei posta qualche anno addietro: dare voce anche al dolore degli altri. “Il dolore che non parla sussurra al cuore oppresso e gli dice di spezzarsi”…scrisse , tempo addietro, qualcuno. Tu sei stata capace di dar voce ai silenzi di pietra di tanti sconosciuti lettori che, forse, grazie al tuo libro hanno ripreso in mano la vita.
Ti abbraccio.
ciao morena.. il frontespizio colorato è in spirito con il convegno? a me sembra di si..un caro saluto
roberto matarazzo
Non c’è anima senza spirito - Lo spirito della Poesia
spirito
muto
silenzio
pensiero
respiro
fiato
verso
poesia
grido
urlo
anima
*
Un abbraccio.
Fabio.
Inno alla poesia
Cavallo senza briglie!
La tua criniera è seta
il tuo manto, velluto
e tutto in te
induce a coltivare
ciò che l’occhio non vede
ma che
in esso traspare
quando l’arpa dell’anima
non tace.
Non percorri sentieri stabiliti
salti siepi
steccati
senza posa
e il tuo nitrito
è il parto di un qualcosa
che ci accarezza
che ci da calore.
Corri incontro alla vita
senza fermarti mai
fino a giungere là
dove la terra è luce
e la luce, colore.
E dopo aver bevuto l’emozione
di un mondo che respira
corri ancora
più forte
più temprato
oltre le sbarre
di un orizzonte misero
finito…
Rosalba Satta