Ancora sul silenzio - commento di Salvatore Jemma
Marzo 27, 2008 di morenafanti
[... ] il silenzio può essere una condizione sia negativa che positiva; questo concetto lo si può semplificare dicendo che il silenzio può essere subìto oppure accolto, ma anche in queste due condizioni non è detto che la prima sia solo negativa e la seconda positiva. La poesia contiene il silenzio ma chiede di sconfiggerlo, è anche silenzio ma si nutre della voce, impone il silenzio ma vuole ricevere ciò che lo nega; insomma, c’è una perenne contraddizione e un continuo scontro in tutta l’arte (quando dico poesia, intendo ciò che viene espresso da un’opera); la poesia, che è fatta di parole direi “compresse” le quali aspettano appunto di “esprimersi”, mette in evidenza questa contraddizione in misura maggiore, più di qualsiasi altra opera d’arte. Qualcuno ritiene che la poesia sia fondamentalmente un retaggio di riti misterici e magici, che sia ancora una sorta di rito magico. Non so se essere proprio d’accordo con questa visione, ma certo il rito magico ha in sé l’accordo con il silenzio, e ciò che formula richiede sia l’ascolto che l’accettazione di quel silenzio. Va infine aggiunto, che c’è oggi anche un silenzio che “uccide” se non la poesia, però certo il confronto di questa con il mondo e le persone: è quel velo di indifferenza che viene steso su di essa, di cui è colpevole sia una certa logica strettamente mercantile (ma fin qui non ci sarebbe nulla di che scandalizzarsi, la poesia non sarà migliore o peggiore se vende o non vende, ma sarà certo più asfittica e autoreferenziale se sarà letta soltanto da una stretta cerchia), sia una certa poesia (e i poeti che la propugnano, naturalmente) la quale si è isolata e staccata dal mondo stesso, ignorandolo e disprezzandolo. Se la poesia non parla alle persone, a chi dovrà parlare? La musica, l’arte pittorica lo fanno, lo hanno fatto, esprimendo nel bene e nel male sentimenti, proponendoli, appropriandosene, diventando anche parte di una certa coscienza del mondo. Di fronte a questo, una certa poesia esprime solo un silenzio che definirei di morte. Naturalmente, qui non sto preannunciando nessuna morte della poesia, ci mancherebbe, la poesia è ben viva e vegeta, ma ha bisogno di uscire tra le cose del mondo, di cantare tra quelle (anche silenziosamente).
Ripreso dai commenti a questo saggio dello stesso Salvatore Jemma.



Silenzio subìto e silenzio accolto…
… molto molto interessante