Ho gli occhi viola
Dicembre 6, 2007 di morenafanti
” Ho gli occhi viola e un vestito d’oro antico, perle nei capelli e ametiste alle orecchie, e mangio gelatine alla frutta, seduta sul mio trono, finchè le mie labbra diventano colore di fragole mature e hanno lo stesso sapore.”
Lui allungò titubante le dita, come per sfiorare quell’odore di fragola.
Teneva gli occhi chiusi, come per gustare meglio le sue parole, e lei infatti continuò, con voce d’arrogante bellezza:
” Tutti mi vorrebbero, ma io non permetto a nessuno di toccarmi. A nessuno! Ho deciso che mi conserverò per il Vero Amore. Capisci? “
Lui annuì, come avesse compreso benissimo il concetto, e approvandolo. Forse pensava ingenuamente di poter essere lui quel Vero Amore di cui lei parlava.
Le mani di nuovo si allungarono verso la sontuosità d’oro antico del vestito e lei di nuovo si scansò, ma lui non si ritrasse. Sembrava non gli importasse della sua noncuranza.
E lei proseguì:
“Io sono troppo bella per chiunque. Nessuno mi avrà, finché non arriverà un bel principe sul suo cavallo bianco, come nelle favole, e allora io mi concederò a lui, a lui solo.”
Lui parlò con voce roca:
“Ti prego, fammi solo toccare i tuoi capelli, sentire la morbidezza delle tue labbra sotto alle dita… ti prego… solo un attimo…”
Lei si sporse in avanti, come per acconsentire.
Una voce ruppe la magia del momento:
“Omero! Ancora lì a fare nulla? fila in cantina e portami il vino! E tu, disgraziata, vai a pulire le camere, và… prima che ti licenzi… a lavorare, tutti e due!”
Omero si sollevò e prese il bastone che era appoggiato al muro e Zoe si alzò dallo sgabello rotto e si sistemò la gonna grigia, cercando di nascondere il buco nelle calze. Ma non avrebbe avuto nessuna importanza, non per Omero, che era cieco da quando aveva cinque anni.
(10 ottobre 2005)



Quella bocca bavosa e piena di rabbia finirà per zittirsi come l’unico occhio del gigante che ci oblia dall’abbracciare la nostra fine. ma è inutile desistere ed esistere ed essere tristi, e vano è rinunciarci, poiché la vita si manifesta in mille modi e prima saremo noi chiamati a presenziarci. Omero in qualche modo ci riuscì, noi tutti ne siamo testimoni, noi tutti siamo tra le sue candide braccia.