una lunga gonna di velluto,
balze arricciate
colori scuri e
disegni orientali con fili d’oro,
un maglione di lana irlandese
all’occhio pungente
morbido sulla pelle,
e camminare
sotto la pioggia tiepida
lasciarmi bagnare
con il viso al cielo
come nulla importasse.
prendere un treno
e parlare con uno sconosciuto
nell’aria che profuma di limone
scendere in una città fantasma
dove il niente respira
piano
e la nebbia sbiadisce
i contorni,
vedermi allo specchio
nella lunga gonna
e trovarmi bambina.
(20 ottobre 2005)




