Il Natale arriva sempre all’improvviso

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Non è presto (lo screenshot indica che mancano SOLO 64 giorni al Natale); quest’anno sono in palese ritardo per la nostra solita chiamata alle penne. Come sanno tutti, e se non lo sanno lo scopriranno ora, tutti gli anni preparo una pagina natalizia (questa è la pagina del 2013) e chiedo ad amici vecchi e nuovi di mandarmi testi, racconti brevi, poesie, foto, riflessioni e altro in tema natalizio.
Orbene: cosa si può classificare come “tema natalizio”? Continua a leggere

La centesima finestra – la crisi di Dario

giardino sant'Orsola Bologna

Continuo con gli assaggi del mio ‘romanzone': dopo avere pubblicato la pag. 97  (lo sapete cosa si dice della pag 97 dei libri, no?) e la lite tra Annalisa e Paolo (il post più letto nelle ultime settimane), pubblico uno dei miei brani favoriti, che mi suscita sempre forti emozioni. Come si legge nei ringraziamenti in coda al romanzo, per scrivere cartelli ‘veri’, mandai un’amica, Paola Minghetti,  (che oggi è in ospedale e che leggerà quando uscirà dalla sala operatoria) durante la pausa pranzo a copiare tre cartellini degli alberi sotto al suo ufficio (AGEOP). Si è parlato di quanto sia importante sapere se i cartellini sono ‘veri’. Per me lo era allora e lo è ancora oggi. Ho visto Dario che piangeva attaccato a quella magnolia e forse l’ho scritto così proprio perché sentivo l’ambiente. Chiunque passi dal giardino dell’ospedale Sant’Orsola può vedere e ricordare la sua ansia. Continua a leggere

La strana urgenza della rete

aiuto

 

Capita a volte di leggere alcune cose che paiono appelli alla popolazione*: ho bisogno di quello, mi serve quell’altro, se non ho quella cosa soccombo, se non mi arriva quell’altra mi verrà un malore.
Si possono leggere spesso in pubblico sui social e si leggono a volte in privato in qualche sporadico messaggio (sporadico per me, ma presumo che molti ne facciano largo uso) queste frasi. La gente ti chiede aiuto, consulto, finanche lavoro gratuito. Poi accade che tu, per gentilezza e perché ti dispiace sapere qualcuno in difficoltà, in quella che pare un’enorme difficoltà, dica: “Ok. faccio io”. Mandami il testo”, “Chiedi pure”, “Ti do una mano”. Continua a leggere

Marettimo: un’oasi di bellezza e serenità

Ci sono luoghi che non hanno bisogno di nulla, che sono già completi soprattutto se l’uomo non vi mette le mani. Marettimo, la più occidentale delle Egadi, si propone come un’isola/oasi di serenità e bellezza. La natura è stata magnanima con quest’isola, pur nella sua asprezza e rudezza. La montagna sovrasta il mare e rende i percorsi faticosi ma suggestivi. Inserisco una galleria per condividere qualche angolo di questa bellezza. Continua a leggere

La centesima finestra – lite tra Annalisa e Paolo

“Dopo avere mangiato la macedonia, Annalisa si alzò dicendo: «Vado a preparare il caffè». Paolo la seguì in cucina: l’abbracciò mentre Sinead O’Connor in Special Cases dava fiato alla voce con un sottofondo di archi dalla trama orientaleggiante. Una canzone sulla fiducia, pensò Annalisa. Se accetti di svelare le tue emozioni, devi anche accettare l’idea di essere vulnerabile.
Intanto Paolo, che stava facendo pensieri molto diversi da quelli di Annalisa, passò dall’abbraccio al bacio. La baciava con molta passione mentre si occupava dell’abito nero e della sua cerniera lampo. Annalisa sentiva le sue mani passare dalle carezze audaci alla ricerca del modo di aprire il vestito. Percepiva i movimenti delle dita di lui – dita grosse e forti che lui aveva usato tante volte per darle piacere – e ne coglieva l’impazienza. Finalmente Paolo riuscì a prendere il minuscolo cursore e lo spinse fino in fondo, facendo cadere a terra il vestito che rimase intorno ai suoi piedi, rendendola simile allo stelo di un fiore a cui una folata di vento dispettoso aveva disperso i petali. Paolo l’aiutò a sollevare i piedi, slacciandole le scarpe nello stesso movimento, la sostenne mentre si allontanava dall’abito e, sempre accarezzandole la schiena, la spinse verso la camera da letto dove la fece cadere sul copriletto giallo.
Fecero l’amore così, senza finire di svestirsi. Poi rimasero ansanti e sudati su quello sfondo giallo che creava riflessi luminosi nella camera. Erano entrati al buio e l’unica luce proveniva dalla lampada del corridoio. Paolo si sollevò di fianco appoggiandosi al gomito sinistro e la guardò. Annalisa capì che aspettava le sue parole: «Ho deciso che non ci vedremo più” disse nel buio sotto il suo corpo. Continua a leggere

La centesima finestra – pag. 97

“… ma ora non aveva nessuna voglia di uscire. Le promesse, però, sono importanti – lo diceva sempre ai figli – e a lui dispiaceva deludere Luca, così raccolse i pezzi della lampada che forse non avrebbe più illuminato niente, e li mise dentro un sacchetto che nascose nell’armadio del corridoio. Chiamò Luca e disse: «Sono pronto. Andiamo?».
Lui lo guardò senza sorridere. Dario capì che era difficile ingannare un altro se stesso e ripeté la domanda con più convinzione. Finalmente Luca si rilassò e aprì la porta, scese le scale correndo e, quando furono in strada, lo sfidò a fare una corsa fino al campo. La giornata era calda, si stava bene e Dario era tentato dal piacere della corsa. Prima di lanciarsi dietro a Luca, controllò di nuovo il cellulare: nessun messaggio, Annalisa non aveva risposto. Non che se lo aspettasse davvero, ma, visto il tono del suo messaggio notturno, aveva sperato in una replica. Chiuse il telefono e lo spinse dentro la tasca. La rabbia lo fece correre veloce, al pari di Luca. Continua a leggere

Azioni orribili da uomini insospettabili

mantide religiosa

Accade che una conoscenza leggera, una di quelle occasionali, che vediamo solo per certe occasioni non tanto frequenti, ti racconti parte della sua vita passata – ovvio, che della futura ancora non sa -, e che tu ascolti con meraviglia pensando che una simile azione, non solo mai te la saresti aspettata da costui ma proprio mai l’avresti immaginata da chiunque. Lo guardi e pensi: “Un simile ometto*. Chi l’avrebbe mai immaginato?” Continua a leggere

Ogni tanto mi rileggo

5_Rene_Magritte- the false mirror

E a volte mi piaccio. Non si tratta di indulgere, di osservarsi con occhio compiacente, di scusare le proprie imperfezioni.
Credo che tutto risieda nella sincerità con cui si scrive; che tutto sia nell’apertura mentale e ‘animale’ con cui ci si mostra. Ora, non dico che si deve raccontare di sé ogni particolare, non si parla di vita privata, dei nostri piccoli segreti e relativi scheletri nell’armadio. Si parla di essere se stessi, di dire le cose che si sentono – e sto parlando di come si scrive, di come si declina il nostro pensiero riguardo certe faccende anche sociali e pubbliche. Continua a leggere